Ma, nonostante il comprendibile
scetticismo che avevano i genitori nei riguardi di una carriera musicale del
figlio, lo esortano a trovarsi al più presto un lavoro sicuro, un posto fisso,
per intederci, e una brava ragazza con cui costruirsi una famiglia, il giovane
Lucio capisce che la sua strada è un'altra. E che solo la musica può aiutarlo
a realizzare i suoi sogni più belli. Si trasferisce prima a Roma, dove suona
sporadicamente con alcuni gruppi rock, in particolare con i
"Mattatori", volonterosi
ragazzi napoletani. Con questi ultimi, comincia a suonare in diversi locali
notturni della periferia della Capitale, per poi dividere con gli amici un
misero guadagno. Ma Lucio ha capito che la sua passione per la musica era così
forte da decidere di trasferirsi a Milano, siamo nei primi anni sessanta. Qui si
mette alla ricerca del suo primo contratto discografico, e intanto prende
alloggio in un piccolo appartamento, di sole due stanze più i servizi, in una
popolare zona della città, nel quartiere Lorenteggio. Il giovane Battisti
resterà comunque sempre legatissimo alla sua famiglia: con i soldi del suo
primo successo deciderà di regalare a sua madre Dea un'automobile, una
fiammante "Seicento" rossa. Il ragazzo timido e riccioluto, destinato
a diventare in breve tempo un vero e proprio mito della musica leggera
italiana, ha soltanto ventun anni quando il suo sogno comincia a trasformarsi in
realtà. E, come capita spesso, il suo esordio nel panorama musicale avviene
assolutamente per caso. Era l'anno 1964 e Lucio, che in quel periodo vivacchiava
a Milano e si era concesso, per la prima volta, una breve vacanza al mare, a
Varazze, nella riviera ligure di Ponente, strimpellava la chitarra a tutte le
ore del giorno e purtroppo della notte disturbando il quieto vivere dei vicini
di casa. Aveva affittato un piccolo appartamento in un vecchio edificio di Via
Campana, nel cuore del centro storico varazzino, in un pittoresco intrico di
gatti e vecchiette sedute davanti agli usci a spettegolare. Si era nel pieno
di un caldissimo agosto, con l'afa alle stelle e un gruppo di musicisti,
denominato "I Campioni", che andava per la maggiore nelle sale da
ballo rivierasche, si preparava a movimentare la tranquilla estate di Varazze
esibendosi al "Kappa 559", un dancing molto popolare all'epoca,
gestito dal "patron" Mario Campora. Ma il fato era, come sempre, in
agguato. Nel tardo pomeriggio di quel sabato destinato a passare alla storia, il
leader del gruppo, Bruno Mattana e Paolo Ordanini, mentre ripassano
religiosamente la "scaletta" dei brani da proporre in serata, ricevono
una tremenda
notizia: il chitarrista ritmico, ahilui, si era trovato coinvolto in un
incidente stradale mentre si accingeva a raggiungere il resto dei
"Campioni" a Varazze. Niente di particolarmente grave, per il ragazzo,
che se l'era cavata con la frattura di un braccio, ma una vera e propria iattura
per il complesso musicale, che si veniva a trovare privo del suo "Braccio
d'Oro" e, cosa ancora più maledettamente grave, assolutamente sprovvisto
di un valido sostituto. Come rimediare? Bruno e Paolo, disperatissimi, si
rivolgono come ultima spiaggia a Luciano Molinari che aveva sotto controllo la
Varazze musicale dell'epoca e che, per una fortunata combinazione, abitava
nell'appartamento sottostante a quello
affittato da Battisti per la sua vacanza in Riviera. «Vennero da me quasi in
lacrime - racconta Molinari - chiedendomi se conoscevo qualcuno che se la
sapesse cavare con gli accordi. Subito mi venne in mente quel
"rompiballe", come lo chiamavo allora, del piano di sopra, che
mi assordava continuamente con i suoi interminabili accordi alla chitarra».
Lucio, chiamato a salvare i "Campioni", disse semplicemente di sì. E
quella sera, al "Kappa" di Varazze, prese il via la sua meravigiosa
"Avventura". il risultato fu più che lusinghiero, tanto che poi fu lo
stesso Bruno Mattana, colpito dal talento del giovane Battisti, a segnalarlo
alla sua prima casa discografica.
Mario Campora ricorda che già a quei tempi Lucio componeva le sue canzoni, che
spesso suonava, in anteprima, durante le serate al Kappa. Si capiva, insomma,
che era un musicista davvero speciale e che sarebbe diventato un grande artista.
Inoltre Battisti, ricorda sempre Campora, passava tutti i pomeriggi a
esercitarsi e a studiare: con la chitarra era un autentico virtuoso, e adorava
ripetere all'infinito i brani di Bob Dylan, che allora era l'idolo delle giovani
generazioni di allora.
L'esordio di Varazze fu davvero fortunato per Battisti. E proprio Varazze fu il
teatro dell'incontro fondamentale con Mogol, alias Giulio Rapetti, con il quale
avrebbe costituito il magico sodalizio che tutti conosciamo. Ricorda sempre
Mario Campora: «Lucio resterà da noi per altre due stagioni estive, nei mesi
di luglio-agosto del 1965 e solo a luglio nel 1966. Sempre inserito nel gruppo
dei Campioni, con i quali sembrava trovarsi in perfetta sintonia. Anche perchè,
a quanto mi risulta, con loro intraprese anche qualche piccola tournèe. Ma
quell'ultima estate Lucio era più sfuggente e silenzioso del solito. Seppi poi
che aveva appena firmato il contratto con la prestigiosa casa discografica
Ricordi, e per questo fatto lo rendeva particolarmente preoccupato e ansioso.
Precedentemente, aveva avuto contatti con la Cgd, ma questa era davvero la sua
grande occasione. Ricordo infatti che già allora si mettevano in luce in lui,
con i suoi singolari comportamenti, i sintomi di un carattere molto difficile:
Battisti sembrava più maturo degli altri ragazzi poco più che ventenni. Era
riservato e taciturno, e per questo motivo
veniva soprannominato "Cucciolo"; insomma non si confidava con
nessuno, e non era molto aperto ai rapporti interpersonali. Di lui, comunque,
conserverò sempre un bellissimo ricordo, e soprattutto l'orgoglio e la
soddisfazione di aver potuto gustarmi in anteprima tanti tra i suoi successi
intramontabili».
Abbandonati i "fruttuosi" lidi di varazze, Lucio incide con la Cgd il
primo disco (ora valutato uno sproposito dai collezionisti: si parla infatti di
una quotazione di oltre un milione e mezzo di lire). Si tratta di un 45 giri che
contiene due pezzi: la bellissima (e ormai leggendaria) "Per una lira"
e, sul retro, che allora si chiamava lato B, la struggente "Dolce di
giorno". Entrambe sono firmate da Lucio Battisti per le musiche e da Mogol
per le parole. E' subito un successo, e nascono immediatamente le prime cover:
Per una lira viene incisa dai Ribelli, poi dall'ex Camaleonte
Ricky Maiocchi (che vende oltre centomila copie con quell'indovinatissimo
disco), mentre i Dik Dik ottengono undiscreto successo proponendo al loro
pubblico "Dolce di giorno", uscita nell'aprile del 1966 come lato B
del 45 giri Sognando la California". Parte quindi alla grande il sodalizio
del secolo ossia Battisti-Mogol, che negli anni successivi, e fino alla
scissione avvenuta nel 1980, conoscerà una serie irripetibile di successi,
dovuti all'incredibile prolificità del duo delle meraviglie. Ma facciamo un
passo indietro, per raccontare i suoi primi contatti con il mondo della
discografia e, di conseguenza,
i suoi primi, non facili provini. Tra un'estate e l'altra, durante la quale
continua ad esibirsi con I Campioni, Battisti fa provini su provini. Durante uno
di questi, viene notato da Christine Leroux, una giovane talent-scout francese,
in Italia per promuovere alcuni dei suoi pupilli d'Oltralpe, e anche per tentare
la creazione di una propria casa editrice: ci riuscirà infatti, creando la
"Les Copains", diventata in seguito "El' & Chris". La
Leroux si innamora professionalmente del giovane Battisti tanto da iniziare a
promuoverlo verso le diverse case discografiche. Secondo la leggenda Lucio
ebbe a dire, alla intuitiva Christine, una tra le sue più celebri frasi
storiche , che suonerebbe press'a poco così: «Io sono un genio, Christine. Se
non mi scoprivi tu, mi avrebbe comunque scoperto certamente qualcun altro».
Niente male, per un ragazzino timido e goffo, eternamente insicuro, come lo
stesso Lucio si definità qualche volta in seguito. Comunque, grazie
all'ostinazione della pugnace Christine, Lucio esordisce, quantomeno come
autore, nel 1965, con il brano "Se rimani con me", inciso dal gruppo
dei Dik Dik, complesso musicale in forte ascesa in quel periodo, che lo
inserisce in una compilation estiva che comprende molti altri autori esordienti.
Ma il suo debutto
discografico come cantante avviene nel febbraio del 1966, quando canta
"Adesso sì", una canzone sanremese dello stesso anno presentata al
Festival da Sergio Endrigo, e compresa nella compilation della Ricordi
"Sanremo '66. Con questo brano, la sua particolarissima voce comincia ad
imporsi e a suscitare la curiosità dei critici sulle sue qualità
vocali. Già dai primissimi tempi, Lucio Battisti si conquista rapidamente una
duplice fama: quella di geniale cantautore e quella di irriducibile intoverso.
un uomo ben conscio delle proprie potenzialità artistiche (una volta, si dice,
egli disse ad un giornalista: «Se dico che sono davvero bravo, è perché è
assolutamente vero»), ma nello stesso tempo poco incline a raccontare qualcosa
di sè. E infatti, per i cronisti delle pagine musicali, diventa un'impresa
ardua sapere qualcosa di più, a parte le scarne note della sua biografia,
fornita dalla casa discografica, pochi dati stringatissimi che raccontano ben
poco dell'uomo Battisti e della sua vita privata. Un'altra delle rarissime volte
che Lucio ha accettato di dire poche parole davanti al taccuino di un
giornalista, pochi anni dopo il suo esordio, è arrivato a spiegare, ovviamente
a modo suo, la sua strana idiosincrasia per le interviste: «Potrei certo
concedere anche mille interviste al giorno - ammette - Ma che cosa potrei dire?
Niente, salvo parlare del mio lavoro, delle mie canzoni. Ma penso che sarebbe un
argomento indicibilmente noisoso. la musica va solo ascoltata, non raccontata.
E, se mai, in un secondo momento, va giudicata. Ma solo la musica». Singolare
anche la sua risposta alla domanda, banale finché si vuole: "Perché
canta, Battisti?". Lucio replica così: "Perché canto? Perché mi ci
hanno costretto... So benissimo di non avere una grandissima voce, ma so anche
che
sono l'unica persona capace di dare un'anima alle mie composizioni». Strano
ragazzo, quel giovane Battisti: ben conscio delle proprie capacità, e intriso
in maniera davvero singolare di modestia e presunzione, che risulterà poi
essere un mix irresistibile per la conquista del successo e dell'amore
incondizionato di una folla smisurata di fans. Lucio odia, comunque, fin dagli
esordi, la definizione di personaggio o qualsiasi altra definizione che anneghi
nella retorica. Dirà infatti, quando diventerà famoso: «Io non sono affatto
un personaggio. Per questo non voglio che si parli di me». E, fin dagli anni
Sessanta, Lucio sviluppa anche un rapporto estremamente conflittuale con la
televisione:
«Non mi piace apparire in Tv. Non mi va di inflazionare la mia faccia». Così
è, se vi pare, si potrebbe commentare. Sta di fatto che, maestro di coerenza
fino alla fine, Lucio Battisti non ha mai cambiato idea. Anzi, è arrivato
addirittura al silenzio totale, almeno davanti ai media. Un silenzio coinciso
con l'ermetismo assoluto dei suoi ultimi album. Pensieri e parole, per lui,
negli ultimi sedici anni, erano ormai soltanto il titolo di una delle sue
canzoni più belle.