Mogol (Giulio Rapetti) è stato per 3 lustri la metà della mela magica che ha sfornato alcune tra le più belle canzoni del panorama musicale italiano. E infatti, non a caso il binomio Mogol-Battisti è diventato leggendario, e quando i due "divorziarono" per molti fans fu lutto stretto. Mogol ha cominciato a seguire Battisti nel 1966. All'epoca era già un affermato compositore; lavorava alla Ricordi (era il figlio di Mariano Rapetti, responsabile delle Edizioni Musicali Ricordi), e pare fosse giunto ad una svolta esistenziale della sua carriera. Aveva infatti maturato la convinzione che fosse necessario cambiare la struttura della canzone "classica", per trasformarla in uno strumento atto a raccontare tempi, luoghi ed emozioni della vita reale e quotidiana. Secondo la leggenda, quando Mogol incontrò Battisti pare
che non fosse propriamente entusiasta di questo timidissimo ragazzone con i riccioli, ma in breve tempo la loro intesa divenne perfetta: i due capirono subito di poter dar vita ad un'intesa artistica di altissimo livello, che durerà infatti più di tre lustri e consentirà ad entrambi di entrare di diritto a far parte della complessa storia della musica
leggera italiana. I critici più vivisezionisti da anni e anni dissertano su un fatto: fu Mogol a fare la fortuna di Battisti, o viceversa? Le vicende artistiche di Lucio negli anni post-divorzio sembrano dare ragione alla prima interpretazione, visto che Battisti orfano di Mogol non diede alla luce, per la verità, pezzi eccezionali, e comunque non troppo amati da critica e pubblico. Ed è indubbio che fu un grande merito di Mogol quello di assecondare con testi perfetti le potenzialità vocali e musicali di Battisti, indirizzandolo in maniera ottimale pur lasciandolo libero di esprimersi. Ma è altrettanto vero che Lucio è stato immediatamente in grado di dare la giusta tecnica alle favole e alle storie di vita quotidiana
inventate e poetizzate da Mogol. In ogni caso, si è tattato di una perfetta simbiosi poetico-musicale, che ha dato a chi ama la musica leggera una serie di perle, di capolavori assoluti ed indimenticabili, che ormai fanno parte della storia della canzone italiana e che tutti cantano, dai ragazzini agli ultracinquantenni. Andando in ordine cronologico, è doveroso registrare che la primissima canzone della mitica coppia si intitolava "Dolce di giorno", incisa dai Dik Dik nell'aprile del 1966, che fu seguita dopo soltanto un mese da due splendidi pezzi, cioè Per una lira e Che importa a me, quest'ultima cantata dalla Ragazza del Clan. Sì, perché intanto la Premiata ditta Battisti-Mogol era passata sotto l'egida della casa discografica CLAN, l'etichetta di Adriano Celentano. Due mesi dopo, nel luglio del prolifico anno 1966, esce sul mercato discografico il primo 45 giri cantato da Battisti, quello stesso pezzo "Per una lira", che in versione vinile e singolo nell'interpretazione di Lucio è ormai diventato una vera e propria rarità, quella che si definisce un vera "chicca" per la cerchia dei
collezionisti. Ai tempi, invece, il disco non fu quasi per nulla sottosposto a pubblicità promozionale, tanto da esser quasi passato inosservato. Si racconta che, affermano gli addetti ai lavori, in quei primissimi tempi della collaborazione con Mogol, Lucio entrava in sala di incisione e lavorava in stretto contatto con il paroliere. La loro era insomma una collaborazione che non si limitava alla sola presenza in sala d'incisione. Per cominciare Battisti convocava i vari musicisti e faceva loro ascoltare il suo pezzo, accompagnandolo con la sua inseparabile chitarra e con la voce. Secondo Lucio, questo era infatti il modo migliore per coinvolgere tutti, e per costringerli a dare il tutto per tutto per una perfetta realizzazione e registrazione della canzone in oggetto. Inoltre, si dice che fosse preciso fino alla
pignoleria, molto attento alla ritmica del brano e comunque sempre molto disponibile a farsi coinvolgere da un'idea nuova, espressa da chicchessia, purché fosse utile per una migliore realizzazione e ottimizzazione del pezzo. Intanto, tra una registrazione e l'altra, l'affiatamento tra Mogol e Battisti cresce e si affina sempre di più. Entambi partecipano al lavoro preparatorio in sala di incisione, agli incontri, spesso interminabili, con altri complessi e altri solisti, tutta gente di altissimo livello musicale. Il tutto fa da background ad un periodo di produzione estremamente proficuo, che in appena due anni, fino al 1968, vedrà la realizzazione di un numero incredibile di veri e propri capolavori, che proietteranno Lucio Battisti in testa alle hit parades italiane e Mogol in cima alla classifica dei più
celebrati e fertili parolieri del panorama musicale nazionale. Qualche esempio: tra il 1966 e il 1968 vengono lanciati con grandissimo successo, brani come "29 settembre", "Luisa Rossi", "Nel cuore e nell'anima", "Balla Linda", "Non è Francesca", "Il vento", "Il paradiso della vita", "Prigioniero del mondo", "Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto", "Io vivrò senza te". E sicuramente, tra i brani
di questi primi anni di lavoro, il pezzo destinato a diventare leggenda è "29 settembre", un capolavoro anche se racconta semplicemente una comune storia di amore e di nostalgia, con il più classico lieto fine dei due amanti che, dopo un tradimento, si ritrovano e si riconoscono, ancora una volta felici e innamorati dopo la sbandata di lui. Una curiosità: "Il paradiso della vita", inciso per la prima volta dalla Ragazza 77, verrà successivamente inciso (con grandissimo successo non soltanto nazionale ma addirittura un hit internazionale) da Patty Pravo con il titolo semplificato di "Il paradiso". Passa invece sottovalutata, almeno inizialmente il brano "Non è Francesca", ma che in seguito sarà considerato uno dei classici del vasto repertorio battistiano. Sempre quest'ultimo brano prima di essere interpretato da Lucio, fu inciso da un "complesso-meteora" i "Ribelli". I critici non accolgono molto favorevolmente neppure "Balla Linda" e "Io vivrò (senza te)", considerate canzoni banali: il tempo smentirà clamorosamente questi
giudizi, inserendo di diritto i due brani tra quelli più amati della "premiata ditta Battisti & Mogol". Il 1969 fu la stagione della definitiva consacrazione al successo, anche e soprattutto dal punto di vista commerciale: Lucio lancia il brano sanremese "Un'avventura", e poi decide di fare una nuova incisione dell'incompreso "Non è Francesca", questa volta con la sua interpretazione. E' da ricordare che con il brano "Un'avventura", Battisti partecipò per la prima e unica volta al Festival di Sanremo: qui si esibisce sul palcoscenico abbinato all'artista americano Wilson Pickett, che canta la versione inglese del brano, con scarso successo di critica e di vendite. I due si piazzeranno al nono posto della classifica generale durante la serata finale del "Festival dei Fiori". Da ricordare, a titolo di curiosità, uno storico errore di Battisti che, emozionatissimo, sbagliò l'attacco del ritornello della canzone, partendo in anticipo
rispetto allo stacco musicale e ad un'ottava più alta del dovuto. Nel frattempo, Lucio Battisti era già diventato un interessante "caso" musicale. In soli quattro annisi era creato un suo personalissimo stile costituito da musica sempre azzeccata che si sposava perfettamente con i testi di Mogol. I brani dell'ormai celebre coppia d'autori sono molto apprezzati dal pubblico: sono orecchiabili nella maggior parte dei casi e quasi sempre facili da suonare. Forse a livello commerciale non siamo ancora al massimo, ma si capisce che, anche dal punto di vista commerciale, la strada intrapresa non può che portare ad un roseo futuro fatto di reciproche soddisfazioni. Insomma dal '69 si prospetta una serie variegata di successi indimenticabili. Il successo commerciale arriva puntuale sempre nello stesso anno (1969) con la canzone "Acqua azzurra, acqua chiara" (lato B "Dieci ragazze"), che conquisterà per Battisti il primo vero riconoscimento in una competizione canora: arriva infatti terza al Cantagiro di quell'anno, e poi vince alla grande il Festivalbar, risultando la canzone più gettonata nei juke-box di quell'indimenticabile estate.
In quel periodo si registra anche un altro fatto importante: la rottura di Battisti con la casa discografica RICORDI. Ques'ultima ovviamente, non ci sente ed è decisa a non lasciarselo scappare, visto che Lucio è legato ad un regolare contratto: nasce così un antipatico contenzioso, che andrà avanti fino alla fine del 1971. In piena bagarre con la Ricordi, Lucio e Company (Mogol in testa), prendono un'importante decisione: viene fondata infatti la casa discografica personale di Battisti, ossia la "NUMERO UNO", che comincia a editare tutte le canzoni del binomio Battisti-Mogol e, astutamente, le fa incidere a diversi interpreti (come Formula 3, Bruno Lauzi, Flora Fauna & Cemento, Adriano Pappalardo...), mentre Battisti va avanti a registrare dischi per la Ricordi fino alla regolare scadenza del contratto, che si celebra nel dicembre del 1971. In breve tempo, la NUMERO UNO, diventa la seconda, per importanza e produzione, tra le case discografiche indipendenti italiane, dopo quella di Adriano cioè il CLAN. E anche in questo caso, si tratta di un capolavoro di astuzia da parte di Lucio e di Mogol. Entrambi, infatti, avevano rapidamente compreso che per tentare un nuovo modo di fare musica, lanciare nuove idee, sperimentare nuove sonorità, era assolutamente necessario poter agire e lavorare in piena libertà. E inoltre c'era da considerare che una casa discografica propria era anche un ottimo affare dal punto di vista commerciale. E proprio in questo periodo nascono numerosi capolavori. Nell'autunno del 1969 esce il singolo "Mi ritorni in mente" (lato B: "7 e 40"), per la Ricordi, cantata da Battisti, e poi "Questo folle sentimenteo" e "Sole giallo, sole nero" incisi per la Numero Uno dal gruppo Formula 3. Poco dopo esce "Insieme", nella interpretazione indimenticabile di Mina, e poi le varie "E penso a te" (cantata prima da Lauzi e poi da Battisti); sempre nel '69 esce "Io e te da soli", sempre cantata dalla voce della "divina" Mina. Nel 1970 viene lanciato il singolo "Fiori rosa, fiori di pesco"; nell'autunno dello stesso anno esce "Emozioni" (lato B: "Anna"). Con il primo singolo Lucio vince di nuovo il Festivalbar, ma secondo i critici è con la suggestiva "Emozioni", arrangiata sapientemente dal maestro Gian Piero Reverberi, che vengono toccate le più alte vette della musica italiana, coniugando la parte poetica e quella musicale. "Emozioni", non a caso, viene considerata il loro più grande capolavoro. Nel maggio del 1971, in diretta tv, durante la fortunatissima trasmissione Teatro 10, condotta da Alberto Lupo e da Mina, viene presentato il nuovo singolo di Battisti, "Pensieri e parole" ed è subito un grandissimo successo, che cattura anche i gusti perfino del pubblico più esigente. Si apre così un altro periodo d'oro. Nel 1972, Battisti, comincia ad incidere per la sua nuova casa discografica, e lancia "La canzone del sole", seguita pochi mesi dopo da "I giardini di marzo". E sempre nel 1972, esce "Il Mio canto libero": quest'anno si rivela particolarmente prolifico. E' da ricordare che il 45 giri "Il mio canto libero" sarà destinato a rimanere in testa alle classifiche dei dischi più venduti per ben 11 settimane. Nel 1973 Battisti produce, assieme all'inseparabile Mogol, brani come "La collina dei ciliegi" e "Il nostro caro angelo", e da qui parte una nuova fase di ricerca e sperimentazione, che culmina in alcuni brani di grande interesse
e di deciso rinnovamento come "Macchina del tempo" e "Due mondi" (tratti dall'album "Anima latina" del 1974). Nel 1976, dopo due anni di silenzio, Lucio Battisti ritorna sul mercato con "grande prepotenza" con l'album "Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera...", trainato al successo grazie all'azzeccatissimo brano "Ancora tu". Quest'ultima canzone viene proposta con incredibile successo nelle discoteche. Quell'anno, inoltre, è da ricordare anche per un altro, importantissimo motivo: è l'anno in cui si registrano le ultime apparizioni in pubblico di Lucio Battisti, che compie un tour italiano con Mogol e un'ultima tournée supportato dal complesso Formula Tre. Nel 1977 escono, in rapida successione, "Si, viaggiare", "Amarsi un po'", "Questione di cellule", "Neanche un minuto di non amore". Nello stesso anno Battisti incide un album in lingua inglese, prodotto prevalentemente per il mercato anglo-americano, che per la verità non ebbe fortuna: "Images". Le canzoni contenute sono in gran parte quelle dell'album "Io tu noi tutti" (le varie "Amarsi un po'", "Sì, viaggiare", per intenderci) con l'aggiunta di due "vecchi successi" come "La canzone del sole" e "Il mio canto libero". Nel 1978 esce l'album "Una donna per amico", che risulterà l'album più venduto di Battisti, il primo nel panorama italiano ad aver raggiunto il milione di copie vendute (tra gli LP). Sono da ricordare l'omonimo brano "Una donna per amico" e i vari "Nessun dolore", "Prendila così", "Aver paura di innamorarsi troppo". In questo anno si celebra anche
l'ultima intervista di Lucio: da allora incomincia il suo netto ostracismo ai media, giornali e tv, e anche al suo affezionatissimo pubblico. Un isolamento che con il passare degli anni si fa sempre più cupo, fino ad arrivare al 1980: infatti dopo la pubblicazione di "Una giornata uggiosa" si chiude definitivamente, per motivi finora mai completamente chiariti, la fortunata collaborazione con il paroliere Mogol. Un dissidio, dicono, cominciato per motivi economici, di quote sui diritti d'autore, e terminato nel gelo più assoluto, insomma come un amore finito nella più completa indifferenza.