Chiuso burrascosamente il sodalizio con Mogol, Lucio Battisti
tenta silenziosamente altre vie, altri esperimenti musicali. Il suo volontario
isolamento diventa sempre più una fitta ragnatela impenetrabile, persino agli
amici di sempre. Da allora catturare un'immagine sfocata dell'artista diventava
un'impresa ardita per i paparazzi. Dopo la rottura con Mogol, Battisti aveva
confidato a Petruccio Montalbetti, vecchio amico che faceva parte del gruppo dei
Dik Dik, che era stanco della "solita musica", e che nel nuovo
progetto artistico che stava inseguendo, la sua musica non avrebbe più
veicolato emozioni. Lucio, malgrado le perplessità di Petruccio, trasformò
rapidamente in realtà la sua nuova teoria.
Il primo tentativo del cosiddetto nuovo corso, la continua ricerca di nuove
sonorità insomma è la pubblicazione nel settembre del 1982 dell'album "E
già" con i testi scritti dalla moglie di Lucio, Grazia Letizia Veronese,
che nella circostanza si firma con lo pseudonimo di Velezia. Si tratta di un
disco molto particolare, insomma, fuori dai soliti canoni musicali. In esso son
contenuti brani "elettronici", che in parte sconcertano i fans di
Battisti, i quali, comunque, non mancano di rendergli omaggio, e acquistano il
disco, pur non senza perplessità. Manca, infatti, una canzone trainante, capace
di farsi ricordare e di coinvolgere il pubblico, come sempre era successo in
passato con i lavori di Battisti.
Passano quattro lunghi anni e, finalmente nel 1986 arriva un nuovo Lp, anche
questo molto diverso dal solito, con i testi ermetici ed inquietanti scritti dal
paroliere Pasquale Panella, enigmatico poeta ermetico, con il quale Lucio tenta
un nuovo sodalizio, sperando di bissare il successo ottenuto con Mogol. Il disco
s'intitola "Don Giovanni", e finisce per spiazzare completamente il
suo pubblico: pur se non manca di contenuti apprezzabili, e di ottimi spunti
musicali, la nuova raccolta di brani sembra assolutamente estranea a chi ha
proposto pezzi come "Non è Francesca" e "Emozioni".
I ritmi sono ancora una volta quelli metallici della musica elettronica, gli
ermetismi poetici sono espressi in totale libertà di fraseggio. C'è anche una
buona dose di ironia, ma non viene particolarmente apprezzata dal pubblico.
Lucio Battisti è decisamente irriconoscibile, cambito, e anche se "Don
Giovanni" verrà giudicato dai critici il suo miglior lavoro del periodo
post-mogoliano, non riesce ad entusiasmare il pubblico ancora legato alla sua
"vecchia" immagine, quella che, suo malgrado, resterà nella storia
come la vera immagine del grande Battisti. Dopo due anni, nel 1988, esce l'album
"L'apparenza", ancora in collaborazione con Panella. Questo risulta un
album molto complesso, dall'ascolto non facile e dalla difficile costruzione
armonica. Brani rigorosamente stilistici, e dalla nuovissima costruzione
musicale, non più scanditi da strofe e ritornelli. Come nel precedente lavoro,
anche ne "L'apparenza" vi è una continua "manipolazione
linguistica", piena di doppi sensi e
talvolta di vocaboli inventati. Passa un altro biennio, e nel 1990 esce
puntualmente un altro album sperimentale intitolato "La sposa
occidentale", che propone ancora una volta i testi ermetici di Pasquale
Panella. Questo risulta essere un disco molto interessante e particolarmente
originale. E anche i due Lp che seguiranno, e cioè "Cosa succederà alla
ragazza" e l'enigmatico "Hegel", saranno lavori contrassegnati
dalla puntigliosa voglia di rinnovamento di Battisti, che è alla ricerca di
nuove forme di sonorità e nuovi spunti creativi. Una continua evoluzione,
sicuramente molto coraggiosa e per molti versi anche testarda, che porterà
anche a qualche interessante forma di rinnovamento nella musica italiana.