Da sempre Lucio Battisti aveva rivelato un carattere molto particolare, timido, a volte un po' scostante, moltoriservato. Ma a partire dai primissimi anni Ottanta, Battisti era diventato un vero e proprio enigma, sia per i media siaper il suo pubblico, dopo il suo blackout totale alle interviste, alle foto, alle apparizioni in pubbblico. Si ricorda, per la cronaca, la sua registrazione televisiva, ormai entrata nella leggenda. Accadde incredibilmente nel 1982, e si tratta dell'ultima apparizione ufficiale in pubblico del cantatutore reatino. Lucio era stato convinto, non senza fatica, da alcuni amici inglesi, ad esibirsi durante una trasmissione della televisione svizzera tedesca. Lucio, che in quell'occazione portava larghi pantaloni bianchi e un camicione a righe, e sfoggiava una lunga capigliatura, propose due pezzi: "Amore mio di provincia" e "Una giornata uggiosa". Da allora, più nulla. Solo dischi, a cadenza biennale,
puntualmente un 33 giri ogni due anni o poco più. Ma la sua scelta di scomparire, almeno alla vista, anche se avvenne proprio quando Battisti era più che mai saldamente sulla vetta del successo, non era stata assolutamente una "furbata" pubblicitaria, e inoltre non aveva certo stupito più di tanto chi Lucio lo conosceva bene e sapeva che il divismo non faceva per lui. E c'è anche chi di lui dipinge un quadro caratteriale niente affatto edificante. Come ad esempio Ferruccio D'Apice, che per anni fu il
fotografo personale del duo Battisti-Mogol. Dice D'Apice:«Lucio era freddo, scostante e a volte anche indisponente. Spesso finiva per apparire presuntuoso, e comunque non era mai considerato troppo simpatico». Forse era solo apparenza, forse tutto ciò faceva parte del personaggio, diventato sempre più misterioso e innavicinabile con il tempo, ma comunque adorato dai fans. Cerchiamo qualche notizia più certa sul carattere scontroso di Battisti nel paesino di Poggio Bustone, dove Lucio visse i primi anni della sua vita. Scopriamo che era un bimbo chiuso e riservato, e che sembrava volesse diventare prete. A soli cinque anni serviva Messa, e amava fare il chierichetto. Lui stesso aveva confermato, prima di chiudersi nel silenzio, la sua passione religiosa dei primi anni dell'infanzia, che lo portava quotidianamente a frequentare la parrocchia di Poggio Bustone. Pare che Battisti abbia deciso di cambiare idea e di voltare le spalle alla carriera ecclesiastica dopo un violento schiaffone ricevuto, non si sa a che proposito, da un sacerdote. In seguito, nasce in Lucio la passione per gli studi di psicanalisi e di filosofia, forse proprio per tentare di spiegare, almeno a se stesso, i motivi intrinsechi della sua timidezza, un "difetto" che da
bambino gli creava non pochi problemi. Un carattere difficile, il suo, che non gli permetteva di socializzare facilmente con i suoi coetanei, e che anzi facilitava le liti e le incomprensioni.
Per fortuna, nonostante si trattasse di un personaggio difficile, con una personalità al tempo stesso forte e debole, complessa e chiusa in se stessa, Lucio riusciva meravigliosamente a comunicare con la musica: uno dei modi migliori, se non l'unico, con cui poteva rapportarsi con il mondo al di fuori di lui. Comunque, seppure a fatica, il ragazzo insicuro e scontroso riesce ad arrivare alle luci della ribalta, e sia pure di malavoglia partecipa a trasmissioni televisive e riunioni organizzate dal mondo dello spettacolo e della discografia. E proprio in quell'ambiente, che sembrava non piacergli affatto, il giovane Battisti incontrò la donna della sua vita. Dopo le prime cotte, i primi flirt, non aveva mai avuto una relazione importante, ma l'amore vero lo riconobbe a prima vista, incontrandolo negli studi discografici dell'etichetta CLAN, la casa discografica. Lei si chiama Grazia Letizia Veronese, lavora come segretaria
e addetta alle pubbliche relazioni del Clan. E' una bella ragazza e Lucio ne rimane profondamente colpito
innamorandosene. Era il 1967 e i due giovani si innamorarono immediatamente: fu un vero e proprio "colpo di fulmine", insomma un grande amore, che come tutti sappiamo era destinato a durare per tutta la vita. Dopo pochi mesi da quel primo incontro così importante, Lucio e Grazia decidono di convivere in una casa a Milano. Nei primi anni Settanta, e precisamente nel 1973 nasce il primo e unico figlio della coppia: Luca Filippo. Precedentemente il cantautore aveva dichiarato di credere nella famiglia ma di essere contrario al matrimonio come istituzione. Ma poi Lucio cambia idea. E così, tre anni dopo la nascita del figlio Luca, Battisti decide di convolare a nozze. Anche in questo caso, sceglie
la riservatezza: cerimonia assolutamente spartana, abiti informali, niente festa con gli amici e i parenti, niente foto sui giornali, nessuna dichiarazione. Il matrimonio si celebra in forma civile, e lontano dalle luci della ribalta. Scelta in linea con la sempre crescente mania di Lucio di sottrarsi ad oltranza a qualunque forma di vita pubblica. Nel 1982, la svolta decisiva: Lucio prende la risoluzione, che sicuramente meditava già da diverso tempo, ossia di sottrarsi definitivamente dalla televisione e
da qualsiasi altro contatto coi media. Infatti non rilascerà più interviste, non comparirà più in televisione, eviterà i fotografi. E, naturalmente, non si esibirà mai più in uno studio televisivo, né tantomeno in un concerto: tutto ciò getterà i suoi numerosissimi fans nello sconforto. Qualcuno commenta che vuole giocare a fare la Greta Garbo della canzone, ma Lucio va oltre: per contratto, impone anche al suo nuovo paroliere, Pasquale Panella, subentrato a Mogol dopo 15 anni di colaborazione fruttuosissima, di non rilasciare più interviste o commenti sulla loro produzione discografica. E il suo isolamento si applica anche ai testi delle sue canzoni: enigmantici, indecifrabili, spesso del
tutto incomprensibili. La sua vita diventa un mistero assoluto, e lui la vive chiuso impenetrabilmente con la moglie e il figlio nella villa di Dosso di Coroldo, nel comune di Molteno, in piena Brianza. Un posto tranquillo, anzi tranquillissimo. Dove la gente è discreta, i vicini lo conoscono e rispettano il suo esasperato desiderio di privacy: e quindi lo proteggono nel suo esilio.
Non si contano i tentativi di giornalisti di tutte le testate e di tutte le reti televisive di intervistarlo, di cavargli di bocca almeno una battuta. Lucio non ci sta più, e fa sul serio. La sua casa nel verde e nell'isolamento della campagna lecchese diventa un bunker, dove vigono leggi severissime. I vicini e i familiari lo proteggono, lo chiudono in un bozzolo assolutamente impenetrabile. Dalla villa di Dosso trapelano solo scarne notizie e mai confermate. Pare che Lucio, da sempre appassionato di elettronica (si era anche diplomato perito) avesse acquistato in rapida successione in numero incredibile di computer, masterizzatori e sintetizzatori, e di grossi tomi sulla composizione elettronica, la sua nuova, grande passione musicale. Degli ultimissimi anni di Battisti ci resta qualche rara foto sfocata, rubata dopo ore e ore di appostamenti da coraggiosi paparazzi. Lucio appare ingrassato, molto ingrassato e negli ultimi tempi molto sofferente. Da tempo circolavano voci che parlavano di una misteriosa malattia e di viaggi sempre più frequenti all'ospedale di Milano. Battisti si faceva vedere, anche se molto raramente nel suo paese natale, vale a dire Poggio Bustone, dove andava a trovare parenti che ancora vivevano nel piccolo centro laziale. Ma anche in questi casi la sua persona era implacabilmente impenetrabile. Fin dai primi tempi del suo volontario esilio, ci si interroga il perché, o meglio i motivi che hanno indotto il cantautore ad isolarsi così ostinatamente. Purtroppo non si è mai riusciti a scoprire il perché di questa singolare scelta. C'è anche chi, in maniera non troppo originale a dire il vero, ha puntato il dito accusatore su Grazia Letizia, dipingendola come una sorta di Yoko Ono nostrana. Come la moglie giapponese (e odiatissima) del grande John Lennon, i detrattori più feroci l'hanno spesso
accusata di voler fare il vuoto intorno al marito, di volerlo allontanare da tutti, di volerlo tenere tutto per sé, costruendogli così intorno, gelosamente, una sorta di gabbia dorata. C'è anche chi l'ha dipinta come una donna aggressiva e avida, presuntuosa al punto tale da pensare di poter sostituire come paroliere il grande Mogol, scrivendo i testi per Lucio. Probabilmente, almeno secondo la mia modesta opinione, non andò esattamente così, o meglio tutte ciò sono solamente voci dei cosiddetti "maligni" e che quindi non dovrebbero dar peso sulla personalità di Lucio. Chi conosceva a fondo Lucio (e da tanto tempo), pur essendo una persona introversa e fragile, non è mai stato il tipo di uomo che si fa influenzare da chicchessia. Soprattutto se si tratta di scelte di vita che lo riguardano in prima
persona. «Io non sono certo un opinionista - si sfoga l'ultimo paroliere di Battisti, Pasquale Panella - ma trovo orribile che in questa società morbosamente legato alla notorietà di chi muore. In tempi come questi, una persona finisce per "esserci" pur rimanendo assente. Ma se davvero ci devi "stare", è meglio farlo tacendo, come ha fatto Lucio, che balbettando sciocchezze». Ermetico come sempre, Panella, eppure riesce a farsi capire. E forse anche a far capire un po' di più la scelta di Lucio: che ha preferito il silenzio e l'isolamento ad un presenzialisimo adesso più che mai di moda, che lui mai, neppure quando ancora non aveva tagliato i ponti con l'opinione pubblica, aveva in alcun modo voluto condividere.