Lucio, dopo una lunga malattia, si è spento il 9 settembre 1998, alle otto di mattina, in una giornata di sole splendente. Aveva solo 55 anni, è morto in silenzio e in disparte com'era vissuto negli ultimi anni, in una cameretta del centro di rianimazione dell'ospedale San Paolo di Milano. Accanto a lui c'erano la moglie Grazia Letizia e il figlio Luca. Svegliato all'alba da una telefonata che ha tolto ogni speranza.
Con la Mercedes nera, moglie e figlio di Lucio si sono precipitati al nosocomio milanese, per cogliere il suo ultimo sguardo, ma Lucio era purtroppo già in stato di coma irreversibile. Grazia e Luca, sconvolti, hanno soltanto potuto vegliare il loro caro e circondarlo d'amore, fino a quando ha esalato l'ultimo respiro e li ha lasciati per sempre. Da qualche giorno sapevano che le condizioni di Lucio erano disperate. Secondo alcune indiscrezioni, Battisti il giorno prima aveva chiesto, e ricevuto, l'estrema unzione dal cappellano del San Paolo, che in seguito ha raccontato
la sua commozione. Ha detto il sacerdote: «Lucio aveva il viso scavato e i suoi occhi non cercavano più nulla». Nulla ha quindi potuto la terapia intensiva a cui era stato sottoposto l'illustre degente, a cui lo stesso Battisti aveva acconsentito, firmando il suo permesso ai medici dell''ospedale milanese. Nella notte tra l'8 e il 9 settembre, gli stessi sanitari hanno accertato il suo stato di pre-coma, e poi, il giorno dopo, è arrivata la fine. Secondo lo scarno e gelido comunicato dell'ospedale, Battisti è morto in quanto sono intervenute "complicanze in un quadro clinico già all'inizio molto severo". Insomma, la situazione era apparsa disperata già all'inizio del suo ricovero, il male terribile che se lo è portato via era di quelli che non perdonano, e orami non importa più di tanto saper qual era il nome del
morbo crudele che lo ha fatto penare. Dice il dottor Sala, direttore del San Paolo: «Il paziente ha accettato tutto, anche una terapia sperimentale contro il male che lo ha devastato. Il suo fisico è attaccato ferocemente dal male, la sua condizione di dializzato ha reso inutili quando addirittura non ha impedito le cure necessarie, e il male si è poi esteso a organi delicatissimi». Nessun accanimento terapeutico, quindi. Grazia Letizia e il figlio escono dalla stanzetta della rianimazione, salgono sulla Mercedes nera e lasciano l'ospedale, il volto coperto da una mano a soffocare le lacrime. Lucio viene portato alla camera mortuaria, dove viene appeso un cartello che recita, testualmente: "La salma può essere vegliata e vista solo da Luca Battisti, Grazia Letizia Veronese, Alba Rita Battisti (la sorella), Mario e Sergio Veronese (i due cognati). Nasce un po' di polemica, perché nella camera ardente c'è anche il corpo di un ragazzo di diciannove anni, deceduto la sera prima. Ma i medici fanno l'impossibile per accontentare tutti, i parenti di Battisti che vogliono restare in solitudine, e i parenti del
ragazzo che vogliono, giustamente, entrare. Una fine avvolta dal silenzio, dal mistero, quella di Lucio Battisti. che fino alla sua ultima ora ha voluto restare solo, in compagnia soltanto delle persone che più amava. Sono nate ulteriori leggende legate al suo isolamento, in questi giorni di dolore che hanno preceduto la sua morte. Si è mormorato anche che Grazia Letizia avesse aderito da tempo alla setta dei Testimoni di Geova, convincendo anche Lucio ad unirsi a lei nel praticare il nuovo credo, e che
questo potrebbe spiegare, in qualche modo, certi eccessi di riservatezza. Ma il fatto che Battisti abbia ricevuto l'estrema unzione e che il cappellano abbia confermato di essere andato a trovarlo tante volte smentisce tutto. Riguardo la sua fede, parla Petruccio Montalbetti, leader dei Dik Dik, che conosceva bene Lucio: «Sì, Lucio era credente, in maniera particolare, ma credente. Insomma non era un "praticante"». E non è vero nemmeno che, sempre per lo stesso motivo legato ai Testimoni di Geova, Grazia Letizia si fossse opposta alle trasfusioni di sangue sul marito. Questo lo ha smentito il dottor Sala, nella maniera più assoluta. Tutto l'ospedale San Paolo è rimasto sotto assedio per ore, dopo la notizia della morte del cantautore, e anche all'interno del nosocomio medici, infermieri e pazienti non parlavano d'altro. «Quando ho visto passare di corsa il dottor Botta, ho capito che non c'era più niente da fare», ha sussurrato una vicina di camera, mentre un'altra, invece, piuttosto acidamente, ha aggiunto: «Qui di notte chiudevano addirittura a chiave la porta del reparto». E in effetti, tutti i pazienti hanno dovuto rassegnarsi a vivere blindati per una decina di giorni. Non ha protestato nessuno, ma molti non hanno capito. "Chissà perché non voleva far sapere niente", hanno pensato in tanti. Se lo sono chiesti anche i tanti fans che si sono assiepati davanti ai cancelli del San Paolo, in una silenziosa veglia durata
molte ore. Le ultime ore, invece, Lucio Battisti le ha passate serenamente, sempre secondo il racconto del dottor Sala. «Era deciso a lottare per vivere - spiega - Era serio e riservato, ma non depresso. Dava l'impressione di un uomo che voleva curarsi. Gli ultimi giorni li ha passati guardando la televisione, ma non ha mai voluto giornali». Per chi ha amato Battisti, però, alla fine c'è stata la rivincita: Lucio finalmente non si è sottratto all'abbraccio affettuoso dei suoi fans, che hanno potuto salutarlo al funerale. La cerimonia è stata privatissima, ma all'uscita dalla chiesetta c'erano tutti, e nessuno ha fatto nulla per mandarli via. Il cimitero di Molteno, dov'è stato sepolto il cantante, è stipato di gente. C'è il figlio Luca, che gli somiglia moltissimo, la sorella, il cognato, il nipote e Grazia Letizia, che si gira e guarda le telecamere, non riuscendo a trattenere ancora un moto misto di dispetto e di rassegnazione. Sulla lapide di marmo c'è una targhetta minuscola, che recita semplicemente: "Lucio Battisti - 1943-1998". In un primo tempo, sembrava che i familiari avessereo optato per una lapide anonima, poi ci hanno ripensato. Piove a dirotto, la mattina del 12 settembre, a Molteno. La cerimonia funebre, come previsto, è stata riservata a pochissime persone. Sono solo una decina quelle che sono entrate nella piccola cappella del comprensorio dove si trova la villa dei Battisti. Fuori, ce n'è un'altra ventina, che non entravano nella chiesetta. Tra di loro Mogol: non poteva mancare, e anche le regole severisssime di Grazia Letizia per lui hanno fatto un'eccezione. Mogol è arrivato, ha salutato con un gesto stanco della mano cronisti, televisioni e ammiratori, poi si è accomodato fuori dalla cappella. Il dolore di tutti è stato molto composto, silenzioso. Uno dei due parroci che ha officiato la funzione, nell'omelia si è lasciato
andare, e ha citato le parole di "Acqua azzurra, acqua chiara", suscitando la commozione dei presenti. E poi la famiglia ha fatto raccogliere tutti i fiori, tutti i telegrammi (centinaia e centinaia), e ha chiesto anche di avere tutti i biglietti lasciati dalla gente comune in memoria di Lucio davanti ai cancelli dell'ospedale e del cimitero. E proprio al cimitero, un piccolo cimitero di campagna di quelli che piacevano tanto a Lucio tanto da nominarli anche in una sua canzone. Impossibile farle sgomberare tutte le persone presenti. La polizia organizza una sorta di cordone protettivo per i familiari, che vengono scortati alla lapide: camminano in fretta Luca e Grazia, con gli occhi bassi, seguiti da mille sguardi addolorati. Arriva finalmente la bara e parte un applauso, mentre centinaia di mani si sporgono per toccare il legno chiaro che nasconde Lucio. Tra i fans arrivati fin qui ci sono perfino quelli del Club
Battisti di Cirò Marina, in provincia di Crotone, con un cartello scritto in dialetto: "Lucio te vogghiu bbene". C'è gente da tutte le parti d'Italia: da Milano, da Roma, dall'Emilia, dalla Liguria. Ci sono i suoi concittadini di Poggio Bustone, sindaco in testa, che hanno viaggiato per tutta la notte in pullman per dargli l'ultimo saluto. C'è perfino un gruppo di giovani che arriva dalla Svizzera.
Dopo la tumulazione, Grazia Letizia e Luca se ne vanno. Piovono altri applausi. E poi Lucio rimane tutto loro, tutto dei suoi fans, tutto della gente che lo amava, che rispettava il suo silenzio. Fino a sera sarà un mesto pellegrinaggio di migliaia di persone, che continueranno ad arrivare anche al pomeriggio, quando la pioggia lascia spazio a un timido sole. Tutti toccano con devozione la lapide, molti baciano la targhetta di ottone, un bambino appoggia un fiore rosso per terra. Poi si attaccano poesie, lettere, messaggi d'amore e di affetto. Molti piangono, tutti lo salutano, lo ringraziano per tutto quello che ha lasciato. Da non dimenticare il tributo dei media, forse quello che Lucio, nella sua selvatichezza, avrebbe gradito meno, ma che era impensabile non proporre. Vorrei concludere questa biografia, carissimi Amici, dicendo che Lucio Battisti, in realtà non è mai morto per davvero. Sicuramente i fans più accaniti, come lo sono io la penseranno come me... Comunque Lucio vive, anzi vivrà
eternamente e noi, amanti delle sue composizioni, lo facciamo rivivere ancor di più dedicandogli tanti pensieri e ascoltando le sue bellissime melodie. Insomma Lucio è morto anagraficamente nel 1998, ma da quel giorno, quel cupo 9 settembre 1998 nasce un Mito che sarà destinato a vivere per sempre. E' doveroso rispettare le sue volontà, tra le quali c'era l'assoluta contrarietà nella speculazione delle sue opere.... ma l'apprezzamento di esse. Non mi rimane altro che rivolgere una sincera preghiera, ricordando il mitico ed unico LUCIO BATTISTI.

E già... il periodo dell'Angelo fu, anzi è e sarà per sempre il canto più libero che c'è.... infinitamente, etereamente.
(Giovanni Lombardo)