MADREPENNUTA

SEZIONE C.E.T.

Il Centro Europeo di Toscolano.

(a cura di Giammarco Fontana)

Il primo impatto con il Centro Europeo di Toscolano avvenne in un'atmosfera di grande curiosità. Avevo sentito parlare molto della scuola fondata da Mogol, anzi, fu proprio la lettura di un'intervista rilasciata dal nostro autore a scatenare la voglia di saperne di più. Con qualche difficoltà di date da incastrare ottenni finalmente un appuntamento con Mogol, che abita in questa cittadella denominata CET. Attraverso una stradina tortuosa arrivo finalmente alla meta. L'impatto è notevole. Non posso fare a meno di pensare al film di Zeffirelli "Fratello Sole, Sorella Luna". Il paragone sacrilegio nasce dal fatto che il villaggio costruito da Mogol possiede la stessa magia dell'Umbria medievale, con la struttura architettonica che riprende quella dei vecchi borghi. Mogol ha scelto di abitare qui, abbandonando la vita metropolitana, ed è riuscito a trasformare questo "rifugio dell'artista" in una scuola d'arte. Il CET, nato intorno al 1992, non nasconde l'ambizione di essere qualcosa di innovativo e diverso rispetto a ciò che normalmente s'intende per scuola. Gli ingredienti di questa struttura sono molteplici come gli obiettivi che si prefigge, insegnare l'arte non è cosa semplice soprattutto nel campo musicale, ove le coordinate di rifermimento sono spesso deboli e contraddittorie. Imparare la tecnica musicale o i segreti di uno strumento sono traguardi facilmente raggiungibili in molte scuole ma, allora, cosa c'è di diverso nel CET? La scommessa di Mogol per questa titanica impresa nasce dalla consapevolezza che l'artista di fine secolo è un artista smarrito. La tecnologia imponente e frenetica, il continuo mutare e diffondersi dei nuovi mezzi di comunicazione rendono incerti i sentieri da percorrere per chi vuole intraprendere un cammino artistico. Sembrerebbe non esserci più spazio per la creatività e su tutto incombe la pesante sensazione che, in certe discipline, tutto sia stato detto, fatto e scritto. Il mondo discografico ha, di fatto, abbandonato gli antichi entusiasmi verso forme sperimentali o innovative e, comandato dalla dura legge del budget, preferisce ripercorrere strade note e sicure a discapito della qualità, favorendo un inevitabile appiattimento dlela fantasia degli artisti. La rivoluzione degli anni Sessanta e Settanta è ormai lontana, come le scuole genovesi, romane e in generale tutti i fermenti di un'epoca che sembra essere irripetibile e lontana. E il CET allora cos'è? Non è semplice rispondere a questa domanda, bisogna individuare tutti gli elementi che caratterizzano questa idea del maestro Mogol. Il sogno di ogni anima nobile è quello di lasciare un'impronta del proprio passaggio terreno e un'eredità spirituale che consenta di perpetuare la propria esistenza. MOgol ha pensato che tutte le sue esperienze, la sua sensibilità di poeta della canzone, non dovevano finire insieme a lui. Oltre ai testi, si può lasciare qualche cosa di più, una testimonianza di vita d'artista che una scuola tradizionale non riesce a tramandare. Per far questo necessitano importanti sturmenti di lavoro. Innanzitutto un ambiente dove ritrovare lo spirito del gruppo e tenere a debita distanza l'ostilità della società contemporanea: il college, così lontano dalla cultura italiana ma da sempre affascinate come i film che lo hanno rappresentato. Una disciplina interna, tanto per scacciare i fantasmi dell'artista bohémien, genio e sregolatezza, figura ormai giunta al definitivo tramonto. Un codice di comportamento utile più a se stessi che alla piccola comunità; un modo per conoscersi e confrontarsi con le regole. Il mondo resta fuori, con tutte le sue contraddizioni ed esasperazioni. L'importanza dello scambio continuo tra gli allievi nei vari linguaggi conosciuti, delle loro aspettative e relativi stati d'ansia o esaltazione. La ricerca della permeabilità, la capacità di assorbire la dimensione umana del docente, sicuramente più importante di qualsiasi metodo didattico più o meno stagionato. Il principio di base che anima il CET è la formazione individuale a 360 gradi e, se possibile, moltiplicata fino a ottenere una sfera in grado di occupare uno spazio diverso dalle quadrature imposte nelle ottimizzazioni aziendali. L'obiettivo del Centro è quello di svuotare l'allievo dalle apparenti e fragili sicurezze ostentate, per avviarlo alla fase più importante e delicata: migliorare la conoscenza di sé e la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Tutto questo è già molto, siamo lontani dall'approccio tradizionale docente-allievo. Ed è in queste due ultime figure che s'individuano il limite e la difficoltà dell'attuazione dell'idea di Mogol. Ogni postulato o ambiziosa prospettiva deve far i conti con lo spessore di queste due entità: docente e allievo. Compito del docente è individuare i pori attraverso i quali far respirare l'aria del suo passato artistico all'allievo, il valore aggiunto che la vita e l'esperienza gli hanno donato. D'altro canto l'allievo deve rimuovere, seppur aiutato, le barriere difensive che ostacolano questa osmosi, barriere che si chiamano presunzione, fretta di arrivare, narcisismo e molti altri vizi capitali. La grande avventura è tutta qui, ma non è poco. Un'allieva ha commentato con queste parole il corso svolto presso il CET: « Sono arrivata armata dei miei mezzi e pronta a combattere, esco ora disarmata e pronta a cominciare». Per quanto riguarda il luogo ove sorege la scuola, possiamo dire che la scelta non fu certo facile da parte di Mogol che, comunque, aveva circoscritto a tre regioni la ricerca del suo posto ideale: la Toscana, l'Abruzzo e l'Umbria. Quest'ultima ebbe la meglio dopo tanto vagabondare e molteplici considerazioni. All'interno di una tenuta di 105 ettari, denominata "Tenuta dei Ciclamini", sorge adesso il CET, a circa 500 metri di altitudine, in un clima gradevole e nell'esaltazione di una sana ecologia. Naturalmente ha pesato sulla scelta la considerazione che questo posto è in pratica al centro dell'Italia e quindi facilmente raggiungibile da ogni parte della nostra penisola. L'opera architettonica è di indubbio valore e gusto e si integra perfettamente con il luogo prescelto. E' proprio un balcone sul tempo e sulla storia, come lo ha definito Mogol nella nostra intervista, e ha sicuramente in sé la magia dell'epoca medievale. Difficile francamente immaginare un posto migliore per una scuola che abbia le ambizioni e le caratteristiche di questa "tana" dell'arte.

COME SI SVOLGE UNA GIORNATA AL C.E.T.