MADREPENNUTA

RACCONTO DI UN RAGAZZO DIPLOMATO AL CET

 

Un'idea follemente splendida

(piccolo racconto di un ragazzo, Davide Poggiolini, diplomato al CET)

 

Il primo incontro con il Centro risale al marzo 1994, attraverso una trasmissione televisiva dove Giulio era ospite e parlava con enfasi di un'idea che già funzionava da un paio d'anni. Lo conoscevo come artista, perché con le sue canzoni mi aveva emozionato spesso e mi aveva permesso di avvicinarmi alla musica italiana, che un tempo evitavo.

Non ho cambiato canale, anzi ho ascoltato con molto interesse quello che diceva: parlava di cultura popolare, di ricettività, della filosofia dell'essere, mai di mercato, mai di accordi musicali e soprattutto mai di look.

Ho pensato che fosse un folle e forse lo è, gli piace la follia costruttiva. Penso che la follia sia la fonte di tante buone idee.

Così, dopo una settimana di dubbi e ragionamenti mentali fitti come la pioggia d'agosto, mi sono deciso a chiamare il Centro Europeo di Toscolano, la scuola ideata e fondata da Mogol, di cui Giulio è il presidente-docente e non il padre padrone.

Ho chiamato la segreteria dove con gentilezza e disponibilità mi hanno dato tutte le informazioni richieste e nel giro di due o tre mesi la mia esperienza al CET è iniziata.

Non ne voglio fare la cronistoria perché già si può intuire che è stata positiva, voglio però mettere in risalto le nozioni che ho recepito. In primo luogo non ho mai considerato il corso come un trampolino di lancio, non ho mai difeso i miei lavori come arte assoluta e soprattutto ho dato la mia disponibilità per rimettere in discussione le mie convinzioni, le mie idee e tutto me stesso. Una delle cose più importanti della scuola è sicuramente il confronto inteso come scambio artistico, collaborazione e puro spirito critico, ricerca di una crescita umana e artistica. Sono stato aiutato a metabolizzare le cose belle della musica e a far riemergere, anzi riabilitare, la parte del cervello dove abita la creatività per riappropriarmi del gusto personale, un po' assopito negli ultimi anni. Questa per me è stata la vera funzione della scuola: dopo è arrivata anche la possibilità di partecipare al Festival di Sanremo, ma è stata un'occasione, un caso. Ho imparato a sentire la canzone come qualcosa di vivo: quando nasce, quando la melodia plasma il pensiero, ha la forza di un atto divino. La canzone comunica stati d'animo ad altre anime, parte dalla gente e arriva alla gente. E' figlia di una cultura alla portata di tutti, come dovrebbero essere la poesia, il teatro, il cinema e qualsiasi fatto creativo che emoziona e comunica. Purtroppo la confusione è molta, alimentata spesso da operatori di mercato senza scrupoli; per questo è difficile separare il bello dal brutto, l'arido dal vitale. La naturalezza dell'arte si raggiunge solo con la purezza d'animo e l'onestà d'intenti. Per riconoscere il bello nelle cose che ci circondano e soprattutto in noi stessi, bisogna purificarsi attraverso una ricerca profonda questo è il percorso che Mogol mi ha permesso di compiere.

 

Ho pensato che questo breve racconto di un allievo, con il suo approccio un po' tormentato al college artistico, descrivesse in modo sincero e sintetico le usuali motivazioni che animano i frequentatori dei corsi. Possiamo leggere molto in quelle due pagine. Un velato elogio alla follia, intesa più nell'accezione di originalità che nel suo significato più inquietante. La riflissione sull'opportunità di intraprendere un cammino così insolito. L'importanza dello scambio, del ritrovarsi in un punto di aggregazione pieno di energia e di stimoli. La voglia di cambiare lo stantio, il surgelato, il precotto per offrire qualcosa di nuovo e personale il surgelato, il precotto per offrire qualcosa di nuovo e personale e perché no, sognando anche un po' a occhi aperti. L'ingenuità può diventare un valore; restare incontaminati il più a lungo possibile e, nel contempo, avvicinarsi al mondo musicale che riflette tutte le contraddizioni della società contemporanea. Aiutare a conservare questa freschezza d'animo è un dovere, un impegno molto importante. Ho visto ragazzi e ragazze, nel corso della mia vita, subire i raggiri di personaggi oscuri e forse, peggio ancora, la presunzione di veri e propri mitomani sempre pronti con le promesse in tasca e fantasiosi scenari di carriere brillanti e folgoranti. La verità è che il successo è un evento fortuito che può andare al di là dei propri meriti o dei propri padrini. Questo è sicuramente il messaggio più importante e difficile da far comprendere. Chi parte con la sicurezza di raggiungere la vetta non proverà mai la semplice soddisfazione di aver fatto, comunque, una scalata e non sa che in questo cammino si fanno lo stesso cose importanti, che servono in ogni caso ad arricchire l'esistenza. La consapevolezza di ciò è la vera cima da ragginugere. Quanto la scuola di Mogol riesca in questo intento francamente non ci è dato sapere. Trovo già importante il fatto che si provi a costruire un sentiero in questa direzione. La "globalizzazione", termine già globalizzato, è il vero pericolo alle porte di questo villaggio. L'artista nel terzo millennio sarà probabilmente un atleta in panchina con scarse possibilità di entrare nella partita tecnologica. Forse diventerà una specie da preservare come un animale in via d'estinzione. Dovremo verosimilmente allontanare l'immagine classica del poeta, del musicista o del pittore. Purtroppo, o per fortuna, nessuno conosce i disegni evoluzionistici della natura. Chissà, può darsi che l'arte, un giorno, rappresenti un difetto del sistema immunitario o una debolezza del genere umano. Per questo vengano i Mogol e tutte le scuole "fortino", anche perché è bene ricordare che, per ora, i brividi corrono ancora sulle fibre muscolari e non su quelle ottiche. Al CET, alla fine di ogni corso, esiste la simpatica abitudine, da parte dei partecipanti, di lasciare un pensiero relativo alla propria esperienza di allievo. Ci sono considerazioni umane, tecniche, riflessioni serie o umoristiche. HO ritenuto oportuno sceglierne alcune tra tutte quelle che mi ha messo gentilmente a disposizione la scuola. Forse più di altre parole riusciranno a descrivere compiutamente l'aria che si respira da quelle parti. «Non credevo nel CET, non credevo in una fabbrica di autori. Ho terminato il corso da pochi mesi e posso dire che il CET non mi ha stravolto la vita, ma sicuramente me l'ha cambiata: ha cambiato me e il mio modo di guardare e di vedere le cose. È molto strano, ma riesco ad apprezare e ad assaporare quelle piccole sensazioni che mi sono state intorno, ma che non avevo mai notato. Non sarò mai un buon autore; intanto mi sento cresciuto come uomo e sono felice per questo.»

 

 

ALTRI ALLIEVI RACCONTANO LE LORO ESPERIENZE AL C.E.T.

 

«Ho frequentato il primo corso della storia del CET e il solo fatto di avere avuto la possibilità di parteciaprvi ha, sotto molteplici aspetti, influito sulla mia vita. L'accoglienza avuta da tutti i collaboratori del CET mi ha subito portato in un mondo che ritenevo veramente lontano da me e che invece fin dai primi momenti ho sentito appartenermi per intero. La scuola (e quindi i suoi corsi) è un concerto di amicizia e di familiarità. Non è difficile in un ambiente così creare le migliori condizioni per diventare uomini. E qeusto ritengo sia l'obiettivo del CET: creare le premesse affinché, attraverso la crescita interiore di chi frequenta i corsi, si acqusisca l'energia necessaria per diventare poi chi autori di testi, chi musicista, chi arrangiatore o discografico. In tal senso non dimenticherò mai il primo insegnamento ricevuto da Giulio. Venne al nostro arrivo e dopo aver cenato con noi mi mandò a letto a riflettere su una massima: "essere per scrivere".

Forse da quella sera capimmo di vivere un'esperienza unica e io mi ritrovai ap ensare che il CET mi avrebbe cambiato. Così è stato e oggi mi sento un po' meno realista, un po' meno poeta ma senz'altro più uomo.»

 

«Sono rimasto entusiasta dell'esperienza al CET perché ho trovato nella figura di Mogol un intento limpido nell'affontare un'arte così difficile a volerla tramandare. Cosa rara in un ambiente in cui di solito ognuno difende con gelosia le proprie conquiste. Il clima che si è instaurato con gli altri allievi è stato di grande coinvolgimento e umiltà. Ci siamo rispettati nonostante ognuno di noi avesse un punto di partenza, come esperienza, diverso dall'altro. Dopo dieci anni di lavoro sui testi devo quindi ringraziare il CET per avermi dato alcune conferme sulle mie idee e avermi illuminato su alcuni altri assetti indispensabili per arrivare a una piena professionalità.»

 

«Sarebbero tante le cose da dire su questa esperienza vissuta al CET ma cercherò di essere breve, dicendo che per me il CET significa: professionalità, esperienza, qualità della vita. È una scuola di cui da anni si sentiva il bisogno, soprattutto nella realtà musicale del nostro paese, dove la professionalità è una delle ultime componenti a essere adottata. Quindi posso dire di essere molto soddisfatto di queta esperienza e di continuare ad avere rapporti ocn questa scuola a cui sono molto legato e alla quale auguro lunga vita.»

 

«Nella mia vita sono stati importanti due o tre incontri. Quello con il CET è stato uno choc illuminante. Con il cuore in mano.»

 «Tutti i docenti, ogni collaboratore, ogni amico, mi hanno insegnato ad amare il proprio ruolo e il proprio lavoro.»

 

Giulio mi ha insegnato tante cose bellissime e, pioù di tutto, che se si persiste nella propria fede si ottiene molto: pensando GRANDE, non essere mediocre. Caro Maestro ti ascolterò sempre perché sei nel mio cuore. Grazie a tutti!»

 

«Questo corso ha letteralmente chiuso un capitolo importante della mia vita, principalmente come cantante, e ha aperto una via che nel passato avevo completamente sottovalutato: la verità nella comunicazione diretta. Ho scoperto che basta molto poco per avere feeling, basta solo essere se stessi. Grazie Giulio e grazie al CET.»

 

«Sono arrivata qui, armata dei miei mezzi e pronta a combattere. Esco da qui, disarmata e pronta a incominicare.»

 

«Grazie Giulio. Quando scriverò saprò guardarmi ancora dentro, senza paura di essere sincero.»

 

«Il cuore del CET è scaldato dalla fiamma più dolce.»

 

«C'è un tempo per parlare
e un tempo per stare zitti.

C'è un tempo per scrivere

e un tempo per far riposare la mano

ma è sempre il tempo

di cantare la vita.

Grazie per avermi fatto capire tutto questo.»

 

«Se l'estero non si compra,

ma si coltiva,

è bello nell'animo avere un campo

seminato di sentimenti.»

 

Quello che cercavo da tanto esiste! Mi sono immerso in questa acqua chiara e pulita, così sono fresco, nuovo, rinato nella mia antica famiglia. Sentitamente grazie.»

 

«È difficile partire...

lasciare qusto mondo magico

restare lontano da un uomo

straordinario come Giulio.

Grazie Giulio per essere riuscito a tirare fuori il meglio di me.

Con te hjo capito che quando si è sereni dentro, si riesce a stare bene con gli altri.

Un grazie particolare a Fiamma, Valeria e Francesca per la disponibilità.»

 

«Oggi c'è aria di ultimo giorno di scuola, un po' di nostalgia e molta soddisfazione. Ho lavorato a fondo in questi ultimi mesi, sono cresciuto come difficilmente si può crescere in una scuola tradizionale. È appunto questa la cosa straordinaria che per prima vorrei mettere in risalto: l'idea tanto semplice quanto illuminante di prevedere i tempi dell'informazione e i tempi dell'assimilazione. Io credo che se questo metodo fosse adottato nelle scuole statali scatenerebbe la più grande rivoluzione didattica che mai ci sia stata dai tempi di Aristotele e Platone. In sostana nel nostro corso ci si muoveva da un messaggio dei nostri insegnanti, che mi sembra più adatto chiamare Maestri, e si dava inizio a un dibattito che coinvolgeva tutti gli allievi. Lo sviluppo degli argomenti avveniva sotto la guida attenta di persone ricche in eguale misura della conoscenza pratica e teorica, ma soprattutto con grande cuore. P.S. Mogol ci ha salutati così, senza cerimoniali, in semplicità, non sembrava la fine del corso, ma forse non lo era!»

 

Il corso si è articolato in tre fasi: a me sarebbe bastata la prima, non mi è mancato nulla. Dal punto di vista musicale solo un presuntuoso vorrebbe di più.»

 

«Era ora di cambiare musica! Grazie, CET, per avermelo fatto capire. È stata un'esperienza meravigliosa. Grazie!»

 

«L'esperienza al CET del corso compositori è veramente unica e insuperabile. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.»

 

«Mi è difficile esprimere in poche righe le mie impressioni su tutto ciò che può aver significato partecipare al corso di arrangiatori al CET. Sarò brevissimo e vorrei dire solo ciò che per me è stato più importante, tralasciando le considerazioni sulle qualità delgi insegnanti e dell'insegnamento, cosa su cui non avevo dubbi. Ho avuto la sensazione di partecipare a un corso che si è svolto a casa mia e credo che questa è la cosa che mi porterò dentro per sempre.»

 

«Per me è stata un'esperienza bellissima, sono rimasto veramente colpito da tutto l'organico, dall'accoglienza ai docenti che si sono espressi in maniera semplice e concreta e non posso fare a meno di dire che la dieta del CET è stata per me la cosa migliore, non dimenticherò mai tutto questo. Grazie Mogol!»

 

«Il messaggio, la filosofia di vita con cui sono entrato in contatto mi hanno dato nuova carica e senso critico. Ho acquisito i mezzi necessari per organizzarmi e poter scrivere buoni testi: ora che mi sono stati forniti gli strumenti, devo farli miei e dare tutto me stesso per personalizzare le mie composizioni. Ciò che, però mi ha entusiasmato e affascinato di questa scuola è stato il clima di serenità e familiarità che mi ha fatto sentire a mio agio da subito. Qui la vita riacquista il suo primordiale sapore e io ritrovo l'odore di casa.»

 

«Grazie è una parola banale ma sa volare sopra tutti gli stati d'animo sena scomporsi. Soprattutto adesso che la mia esperienza di allievo si sta concludendo. Varcato il portone, mi porterò dietro un pezzo dei miei compagni, dei docenti, di tutti quelli che da settembre a oggi sono stati il mio mondo. Varcato il portone, sarò da solo pronto a partire... ma sarò nuovo, più ricco. E il veliero va... Grazie CET, grazie a tutti...»

 

«Gli allievi del CET sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.»

 

«Il CET, nel mio caso, è stato una grande scuola di vita, perché mi ha insegnato a essere me stesso nei confronti della gente, cosa molto difficile per me a causa del mio carattere piuttosto riservato; quindi inizialmente considero il corso come esperienza di vita. Per quanto riguarda l'aspetto artistico, non ho assolutamente dubbi a dire che le basi per poi costruire, con il lavoro e con una forte fiducia, un proprio mondo, la cuola te le fornisce facendoti scoprire tanti punti di forza dentro di te dei quali prima non sospettavi neanche l'esistenza. È stato bellissimo poter fare questo corso, un'esperienza e un ricordo che non moriranno mai dentro di me.»

 

«Iniziare a parlare di qualcosa che mi sta entrando a poco a poco nelle vene, nella mente e passa attraverso la mia voce, non è facile. Forse il più grande regalo che mi ha dato il CET è stato riascoltare la mia voce senza averne più paura. Adesso suona sincera, libera e felice anche di sbagliare, di aspettare di crescere con me e con la mia vita. Grazie Giulio, ti voglio bene.»

 

«Percorrendo meticolosamente tutte le fasi del corso, mi rendo effettivamente conto di quanto sia mutato il mio modo di pensare e percepire la musica: comunicazione immediata e non espressione vocale fine a se stessa. Devo dire che il CET ha capovolto certe radicate convinzioni in cui la tecnica vocale era predominante e la cura e perfezione dell'emissione del suono determinante e la cura e perfezione dell'emissione del suono determinanti. Dal punto di vista professionale posso finalemnte dire di aver capito come muovermi e che direzione prendere, non nascondo però di aver dovuto superare un momento di sconforto, in cui le mie certezze, sgretolandosi rapidamente, mi facevano avvertire il peso quasi schiacciante di una mancanza d'identità. Adesso grazie al CET ho superato anche questa fase che ritenevo più critica. mOlta è la strada che devo ancora percorrere, ma adesso so che ho i giusti mezzi di studio, la scuola come punto costante di riferimento. Ho una gran voglia di crescere artisticamente, quiandi mi sento forte e pronta ad affrontare le difficoltà che incontrerò. Dal punto di vista umano, in questa esperienza, molto significativa, ho trovato conferma di certe mie convinzioni e pur avendo avuto delle mie esperienze molto negative, non ho mai semsso di sperare in un ambiente pulito e familiare dove l'artista è imporatnte più di ogni cosa in quanto uomo. Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma penso che quello più conta è rendervi consapevoli di aver ritrovato la fiducia in me stessa e nel mio potenziale artistico. Un grazie di cuore a Giulio e a Oscar. Vi voglio bene.»

 

«Parlare del CET mi lusinga molto pensando che poi altri allievi leggeranno queste cose. Mi sento un ragazzo molto fortunato avendo partecipato e adesso, che sono al termine (solo del corso), un po' mi dispiace, ma nello stesso tempo sono felicissimo di far parte di questa grande famiglia. Infatti ringrazio Mogol, Mango, Oscar Prudente, Lavezzi, Gianni Bella, per avermi aperto gli occhi e fatto sentire i loro profumi. Ora la miglior cosa sarà farmi in cento, per dare il massimo di me stesso collaborando con gli altri allievi. Sperando di sentirci prestissimo, vi saluto tutti.»

 

«A me che ho sessant'anni, il CET ha dato nuove, importanti amicizie. Mi sono introdotto nel metodo della composizione ideale, alla scoperta dlela creatività, alla ricerca del fascino della musica leggera. Adesso torno a casa mia. Forse, tra qualche tempo, leggerò sui giornali il nome di questi nuovi amici: Daniele, Giuseppe, Marco, Lorenzo, Stelio, Giuseppe, Marco, Claudio.»

 

«Un'esperienza bellissima. Ricerca, analisi, critica, obiettività. I fondamentali per creare qualcosa di buono e non solo nella musica.»

 

«Le prime esperienze? Un pugno allo stomaco. Mi è successo come l'emigrante che, dal profondo Sud, arriva nelle grandi città con la valigia di cartone trattenuta da uno spago. Ma la valigia si apre e tutto cade per terra. Sì, lo ammetto, la prima impressione è stata di smarrimento, ma ho raccolto la sfida. E mi sono messo a lavorare per attribuire il significato a parole come "fascino", "semplicità". Anzi, a pensarci bene, la sfida è proprio divertente.»