MADREPENNUTA

 

L'incontro con lo spirito in me.

Un giorno, quando la mia mente navigava come una centrifuga dall'aspetto torbido e viscido allo
stesso tempo, io campai in aria dall'alto dei mari impetuosi ed acidi della candeggina. Non appena
mi svegliai dal torpore dei miei sensi, mi accorsi che era giunto il momento di dimenticare il già
dimenticato e così, furbescamente m'intrappolai nelle pieghe cerebrali che, appartenendomi da
sempre, furono costrette a mandarmi a quel paese.
Quale paese vi domanderete, o Carissimi Mortali dalla pelle interiore eterna... ? Ebbene nel
paese degli spiriti mi trovai e, come se non bastasse mi presentai ad un amico fraterno che
conobbi soltanto allora: era un personaggio che amava e odiava, odiava e amava come mangiava,
daltronde d'altro canto. Ed io cantai insieme a lui.
Nel rigurgito della mia personalità riusii a connettermi con l'amico appena incontrato. Costui non
era altro che un energumeno baffuto, puzzolente di nafta mista a pesticidi dolcissimamente
occhiuti. Fui contagiato da tali odorosi avvertimenti, da tali profumi, per farla breve e... così mi
domandai: «Cosa ci faccio io in codesto posto così contagiato e così erroneamente a contatto
con un Tipo dal nome inesistente?»
Non m'importò nulla ed in ogni caso feci amicizia con l'energumeno baffuto che incontrai a
malapena con una pena che non so descrivervi. Però una cosa mi assalì, anzi più cose mi
permisero di dialogare col suo mondo, quel mondo maleodorante che mi contagiava sempre di
più, contrastando la mia pulizia apparente. Il Tipo si affacciò da un nonsocché e mi disse con
voce acuta: «Scommetto che sei il figlio dei figli e nipote dei nipoti, insomma tu sarai di certo un
nipotastro o no?» Io risposi: «Lei si sbaglia di grosso e non è per esser presuntuoso!!!» e
continuai ancora: «... lei senza dubbio è sconosciuto per me, per noi tutti!!! Tutti quanti noi
abbiam bisogno di ricercare qualcosa che amiamo.... » Egli non disse una sola parola. Tacque
come un tacchino stecchito, fumante di un sigaro prezioso di tabacco. Meno male che si ammutolì
sentendo la mia reazione verbale, sennò sicuramente mi avrebbe dato un gran morso sul collo e
mi avrebbe contagiato irrimediabilmente.
Non accadde nulla poi. Soltanto un gran silenzio mi pervase. La piacevolezza di quel momento
era legata a non so cosa, e iniziai a preoccuparmi di aver ingerito qualche alcolico di pura
depressione metereologica. La voglia d'evadere fu così anormale che mi rinchiusi da solo in una
camera oscura, vuota e terribilmente assordante di rumori che non esistevano, non c'erano per
nulla!!! Rinchiudendomi in questa oscurità mi dimenticai per un sol secondo di quel Tipo che
incontrai prima e venne alla luce qualche cosa che vidi, ma che ora non riesco a spiegare. Fui così
distratto dalle pieghe della mia mente che mi venne arduo uscire da quella oscura room per dirla
all'inglese. Rimasi lì per 13 giorni. Non pensai mai e non mi venne in mente nessun sussurro...
neanche il più pallido candore di una piuma bianca. Seppi solo rotolarmi a terra senza
accorgermene e, malgrado tutto alla fine di questo soggiorno mi ricordai di quei tediosi 13 lunghi
giorni... E ripetei per 1000 volte 13 così da impazzire in me stesso, rendendomi conto di ciò che
avevo fatto. Fu così inutile tutto quanto feci in quel giorno! L'incontro che feci col Tipo fu
vanamente evanescente, mentre l'ospitalità fattami dal Nulla mi parve interessante ma non lo fu di
certo.
Certamente però, l'unica cosa che riuscii a comprendere fu che i giorni passarono senza
cognizione alcuna, come un bluff... Tutto fu inutile alla fine... però sentii che ogni cosa era al posto
suo, al proprio posto: ordinatamente circondata da acidità ovunque e la mia condizione cerebrale
fu cosparsa di macchie profondamente insignificanti.