MADREPENNUTA                 (ATTENZIONE: LE FOTO INEDITE VERRANNO PUBBLICATE PROSSIMAMENTE)

BATTISTI INEDITO

GERED MANKOVITZ

L'UOMO CHE HA REALIZZATO IL SOGNO DI LUCIO.

QUELLA CHE SEGUE E' L'INTERVISTA CON IL FOTOGRAFO DELLA FOTO CHE VEDETE SOTTO E DELLE ALTRE PUBBLICATE NELLE PAGINE SEGUENTI. SONO IMMAGINI ASSOLUTAMENTE INEDITE CHE TESTIMONIANO UN PERIODO PARTICOLARE DELLA VITA DI BATTISTI, QUASI A SOTTOLINEARE LA RICERCA DI SE'.

 

E già è il primo disco interamente gestito da Lucio. La vera svolta. Ogni aspetto è curato personalmente dall'artista. La musica, i testi (firmati Velezia, ma riconducibili alla moglie o allo stesso Lucio o a tutti e due contemporaneamente), la copertina e le foto scattate: le ultime prima della comunicazione a forma di "disegni" utilizzata per i successivi dischi. E già è forse il disco più vero di Lucio, un regalo estremo a chi lo ha amato ed ascoltato nella precedente fase Mogol-Battisti. Una profonda armonia interiore, un rapporto intenso con la sua famiglia hanno portato l'artista ad essere estremamente diretto nei testi, quasi "splatter". Segreti, intuizioni, chiavi di accesso, filosofia del suo mondo sono a disposizione di chi vuole appassionatamente seguirli trasformandoli a loro volta in chiavi di accesso per scoprire se stessi. E' il disco "nudo" per eccellenza, quello dove l'artista lascia a terra zavorra e orpelli per volare più in alto, rivelandosi veramente nel suo animo. E la musica, vero strumento di comunicazione di Battisti, diventa un ponte sul futuro, con synth, campionatori e sequencer elettronici. Una scelta vincente, tanto da portarlo sempre di più all'elettronica "minimal": i suoi dischi da E già in poi suonano terribilmente contemporanei o, forse, ancora immersi nel futuro prossimo, come scaturiti da una visione sciamanica. La copertina del disco mostra un uomo che si vede dall'alto (distante ma non troppo, l'idea del gigante di Jovanotti nel suo video Tanto), sospeso tra la terra e il cielo, che vede il riflesso della sua ombra (il suo successo) e la continuità delle sue creazioni (non solo musica, una parte del riflesso del piede sinistro si trasforma nei piccoli disegnini sorridenti e colorati disegnati da suo figlio (Luca)... come a sottolineare altri messaggi di esperienza vissuta da comunicare). Da questo disco in poi cessa il rapporto "pane & salame" con il pubblico, espressione bizzarra per far capire la fine dell'approccio "basic" a base di sentimenti, emozioni e riflessioni sintonizzate con la massa. Da E già tutto si complica per la consapevolezza raggiunta da Lucio: lo capirà solo chi lo vuole cercare veramente, un po' quello che succede con i migliori film del regista Bergman. Il settimo sigillo ad esempio è uno di quei film che non passano mai in televisione, va affittato in alcune videoteche o in una biblioteca. E il suo significato è colto solo da coloro che "sentono" di averlo capito. O, per citare il libro di Coelho più famoso, L'alchimista, l'obiettivo viene centrato da chi, inconsapevolmente, è sulla strada giusta, ovvero chi evita di leggere il libretto delle istruzioni ma si fida del suo intuito (o chiamatela anima se volete). Quella che segue è l'intervista con Gered Mankovitz, colui che ha immortalato la bellissima foto del booklet di E già. E ci piace pensare che questa volta, almeno nel senso delle sue parole, sia stato egli stesso ad essere fotografato.

INIZIO DELL'INTERVISTA A GERED MANKOVITZ

Prima di tutto complimenti per il tuo sito web (www.mankovitz.com), hai alle spalle una bellissima carriera e non sembra che sia ancora finita!

(ride, ndr) Grazie dei complimenti, effettivamente non è ancora finita! Alla fine di quest'anno organizzerò alcune mostre con le migliori foto scattate ai personaggi del music business. Le porterò in Europa, a Londra e altre città e a New York.

La prima domanda riguarda gli artisti che hai fotografato. Incontrare un personaggio come Jimi Hendrix è sicuramente un'esperienza molto importante, non solo da un punto di vista professionale ma anche personale...

Certamente le persone con cui ho lavorato più a lungo (Rolling Stones, Hendrix, Marianne Faithfull) hanno sicuramente lasciato un segno dentro di me. Ma anche Kate Bush e Annie Lennox pur avendoci lavorato solo una volta hanno rappresentato molto per me. Kate è una splendida artista, è bellissima e mi ha colpito per il suo modo naturale di apparire sul set fotografico. Annie Lennox è una creatura davvero straordinaria. Per me lavorare con lei è stata un'esperienza magnifica, ho scoperto una grandissima commediante e il suo sguardo era così intenso da mettere i brividi. Entrambe queste due cantanti hanno una grande sensibilità.

La tua foto contiene a sua volta un ritratto di Jimi Hendrix: credo sia il tuo alter-ego...

Probabilmente è così. Anche se per la verità devo dire che i miei favoriti musicalmente sono i Rolling e Marianne, Jimi è stato speciale poiché la foto che ho realizzato è diventata così famosa che è stata una sorta di passaporto per il mio lavoro.

Che cosa cerchi quando fotografi un artista? Il suo quotidiano, il suo lato oscuro, la sua personalità o hai un approccio più elementare?

Questa è una domanda interessante. Non sono molto tentato di scoprire la parte nascosta di ciascuno di noi, io penso che ognuno abbia questo lato e debba rimanere nascosto. Cerco di comunicare una parte dell'anima della persona che fotografo. Qualcosa che dia uno stimolo a chi la guarda. Non penso mai di mostrare l'artista in un modo sconveniente per lui.

E' facile vedere l'anima della persona che hai davanti? Guardarlo dritto negli occhi?

Questo è il motivo per cui molte delle mie foto hanno il soggetto che ritraggo che guarda fisso nell'obiettivo. Mi piace che il soggetto attragga chi lo sta guardando e si crei un contatto tra le parti.

Molti degli artisti che hai conosciuto sono diventati amici?

Non è proprio così, o meglio questo non fa parte del mio lavoro. Il processo di fare un set fotografico è molto intimo ma cessa immediatamente nel momento in cui la foto è pronta e consegnata. Ho amici di lavoro che rimangono in questo ambito, non sono mai diventati intimi. Negli anni Sessanta sono uscito con gli Stones e Marianne Faithfull e Jimi ma questo accadeva perché era lo spirito del tempo, tutti uscivano con tutti. Più sono andato avanti con la mia professione e più sono cresciuto ho cercato di mantenere la relazione con gli artisti all'interno del mio studio. Non ho mai voluto che questa intimità invadesse la vita privata e non sono mai caduto in questa trappola. Non sono diventato quello che sono per fare la vita del rocker, non è stato questo il motivo che mi ha spinto alla mia professione.

Un vero professionista, davvero! Neppure ti è successo di innamorarti di una persona famosa con la quale ti relazionavi per lavoro?

La maggioranza delle donne e nessuno dei maschi (ride, ndr). Sono stato innamorato per molto tempo di Marianne Faithfull, era davvero una creatura fantastica. Però credo che lei non fosse innamorata di me. Per fotografare i soggetti devi amarli almeno un po' perché a volte sono così difficili da gestire che se non li ami non riesci a fare il tuo lavoro correttamente.

Ho letto sul tuo sito che ti appresti a faesteggiare la tua lunga carriera con un libro fotografico e una mostra itinerante...

Esattamente, il libro tratterà solo ed esclusivamente i personaggi musicali che ho incontrato. Per quanto concerne le mostre sto discutendo i particolari con le varie gallerie anche se è molto difficile esporre in Europa. Al momento so già che si farà a Londra e a New York.

Iniziamo a parlare della tua collaborazione con Lucio Battisti, sul tuo sito scrivi in realtà Luciano...

In realtà pensavo si chiamasse così, questo era il nome che mi avevano comunicato...

Come è avvenuto il contatto?

Attraverso una persona che lavorava alla Rca (la etichetta discografica, ndr) a Roma, la quale conosceva molto bene il mio lavoro. La storia è questa: lui aveva avuto un sogno. E in questo sogno vedeva un posto particolare e si trovava in Inghilterra. Ha chiesto al suo staff di trovare quel posto e di trasformarlo nella copertina del suo album E già, in realtà poi è stata posizionata all'interno del booklet.

E dove è stato effettivamente scattato il servizio che hai realizzato per il disco?

In Galles. Non ricordo il nome della spiaggia poichè è successo tanti anni fa Lucio quando ci siamo incontrati mi ha descritto minuziosamente il posto che è apparso nella sua visione e io ho trovato questa spiaggia in Galles. La prima cosa che ho fatto è scattare alcune foto e inviargliele. E poco dopo lui mi ha risposto che quello che avevao trovato nella realtà era esattamente la visione del suo sogno. Lucio è venuto quindi in Galles, da solo, ed abbiamo iniziato il servizio. Lui ha avuto l'idea di vestirsi di bianco. Io ho proposto di portare sul set uno specchio. Durante il periodo di lavoro, durato tre giorni, ho avuto a che fare con un uomo squisito, molto dolce e sensibile. Il suo inglese non era un granché ma sapeva farsi capire. Inoltre raccontava continuamente delle storie molto divertenti e l'atmosfera che si respirava era di grande armonia.

Come ti sei sentito in quel momento, in fondo hai aiutato un grandissimo artista a concretizzare una sua visione, non è da tutti...

Tutta l'idea del servizio fotografico era di Lucio, voglio sottolinearlo. Ma ha voluto lasciarmi uno spazio per unire la mia ispirazione alla sua, sicuramente molto elevata. Le sue indicazioni erano molto precise, ha scelto una piccola baia della spiaggia che più si adattava alla visione del suo sogno. Ricordo che come artista, aveva una idea molto precisa di come realizzare tutti gli aspetti del suo lavoro, dalla copertina del disco, all'immagine scelta per presentarlo, ai testi, alla musica, alla produzione. Una persona molto creativa. Prima di fare il servizio ho ascoltato il suo disco. Non sapevo che fosse così famoso in Italia.

Credo che sia folgorante vedere la foto all'interno del booklet del cd: si vede un uomo che si specchia (si cerca) su una spiaggia desolata. Ed è perfettamente sintonizzato con i testi di quei rari e magici momenti dove un'immagine è all'unisono con i contenuti del disco. L'immagine di un uomo che trova la sua vera identità dentro di sé.

Credo che il segreto del mio successo nel lavoro sia stato il fatto di capire profondamente gli artisti e quello che volevano comunicare. Penso di aver capito il suo desiderio e di essere stato in grado di realizzarlo, senza necessariamente capire ogni singolo aspetto del suo lavoro concettuale. Ed è una buona cosa perchè questo ha dato freschezza alle fotografie.

C'è una foto con il riflesso di Lucio su una roccia: è stata una tua idea?

Sì, anche se in realtà è successo tutto per un caso: avevamo questo specchio sulla spiaggia e ad un certo punto mi sono accorto che sulla roccia si intravedeva come un riflesso di una porta. Come se ci fosse un punto invisibile per attraversare la roccia. Ho detto a Lucio che mi sembrava davvero che ci fosse una porta e lui si è entusiasmato e mi ha chiesto di fotografarla. Penso di aver capito quello che stava succedendo: lo spirito di Lucio su quel set fotografico era in tutti noi impegnati a realizzare il servizio. Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda e percepivamo le cose alla stessa maniera. In parte la magia si è verificata inconsapevolmente, poiché ovviamente io non capivo i testi in italiano.

Ma le cose si possono anche "sentire" oltre che "vedere". E forse è meglio "sentirle"...

Certamente perchè tutto è più naturale e si svolge più spontaneamente, anche con diversi linguaggi.

Sai è molto importante quello che sei riuscito a trasmettere dalle tue foto poiché credo che succeda a ogni uomo di provare ad un certo punto della sua vita la sensazione di trovare delle risposte dentro di sé. E questo album di Lucio è stato il primo ad essere completamente gestito da se stesso. In altre parole hai fatto un mezzo miracolo!

Tutto questo significa molto per me. Ne sono lieto.

 

A cura di Giovanni Lombardo - Testo scritto da Guido Biondi