MADREPENNUTA  

LE NOVITA'

Martedì 31 gennaio 2006

CANZONI SEMPREVERDI

Quel soffitto? C'era davvero

 

«Le parole mi vennero improvvisamente un giorno che mi trovavo in un bordello e sdraiato sul letto ne fissavo il soffitto color viola». Così Gino Paoli racconta la nascita di una delle più belle canzoni della musica italiana, "Il cielo in una stanza". Sentivo il bisogno di dire che l'amore può nascere in qualsiasi momento e in qualsiasi posto, per proiettarsi ovunque superando ogni confine e barriera. Era il 1959, avevo venticinque anni e fino a quel momento avevo scritto solo altre due canzoni, "La gatta" e "Grazie". Ma anche un capolavoro può avere un percorso travagliato per arrivare al successo. La Ricordi, attraverso il suo direttore Mariano Rapetti, tra cui Jula De Palma e Miranda Martino, ma fu rifiutata. Il figlio Giulio, che sarebbe diventato poi famoso con il nome di MOgol e che al tempo si occupava delle edizioni, la fece ascoltare a Mina, che invece la volle. Ma io mi impuntai e mi rifiutai di dargliela. Finì che Giulio Rapetti gliela fece incidere senza dirmi niente, ma so che al termine Mina, emozionata, scoppiò a piangere». Il brano non fu firmato da Paoli, che però precisa: «Non furono i dissidi il motivo per cui, all'uscita, il 45 giri non portava la mia firma ma quella di Mogol-Toang (pseudonimo del compositore Renato Angiolini): semplicemente non ero ancora iscritto alla Siae».

Paolo Grugni

1960, un successo immediato. Gino Paoli (oggi 71 anni) in una foto del 1960. Il brano fu pubblicato nell'estate di quell'anno e in ottobre raggiunse il primo posto in classifica.

"Il cielo in  una stanza"

(G.Paoli)

Quando tu sei qui con me

questa stanza non ha più pareti

ma alberi,

alberi infiniti.

Quando sei qui vicino a me

questo soffitto viola

no, non esiste più.

Io vedo il cielo sopra noi

che restiamo qui

abbandonati

come se non ci fosse più

niente, più niente al mondo.

Suona un'armonica:

mi sembra un organo

che vibra per te e per me

su nell'immensità del cielo.

Per te, per me:

nel cielo.

 

Domenica 29 gennaio 2006

Nella sezione "Le foto di Cesare Monti", potrete vedere le ultime immagini che ho aggiunto, sono molto suggestive e stupende... insomma troverete dei veri e propri gioiellini fotografici!!! clicca qui

 

Ecco i titoli delle canzoni in gara per la categoria "GIOVANI":

 

bulletAmeba 4 - Rido…forse mi sbaglio
bulletAndrea Ori - Nel tuo mare
bulletDeasonika - Non dimentico più
bulletHelena Hellwig - Di luna morirei
bulletIvan Segreto - Con un gesto
bulletL’Aura - Irraggiungibile
bulletRiccardo Maffoni - Sole negli occhi
bulletSimone Cristicchi - Che bella gente
bulletVirginio - Davvero
bulletAntonello Capirò - Crescerai
bulletAntonio Tiziano Orecchio - Preda innocente
bulletMonia Russo - Un mondo senza parole

 

SPECIALE ANNA OXA - SANREMO 2006

E poi veniamo a sapere anche che la Oxa ci canterà una canzone di autobiografica, "Processo a me stessa", ma non da sola...
Annaoxa97_4 Se processo deve essere, processo sia e con tutta la giuria, in questo caso composta da musicisti e vocalists di varie etnie...un coro albanese, un arpista australiano, un aborigeno e un chitarrista africano...un brano a metà tra l'opera e la world music, si dice, registrato tra Mantova e l'Albania con la produzione di Phil Drummy ed i testi di Pasquale Panella. Il look ? Ancora non è dato sapere...immaginiamo cappello australiano con scacciamosche  e veletta, sari indiano, zoccoli olandesi e borsa di cuoio di tolfa, per un ritorno agli anni 70.
Suvvia, si fa per scherzare, naturalmente...non si arrabbino i molti fan della bella Anna che mi scrivono per avere sue notizie...         

Sabato 28 gennaio 2006

 

"Restano le lacrime"

Restano le lacrime del mio viso

ad innaffiare gentilmente la tua mente.

Rimane da mangiare troppo poco

per immaginare un tuo ritorno.

Restano semplici poesie

in fondo al mio cuore

generosamente, teneramente.

 

I fringuelli cinguettano caldamente:

sono appostati sulla statua del mio essere.

Calma è l'apparenza per me e per te

che mi segui sempre senza lamentarti.

Ed io invoco la mia malinconia.

(Giovanni Lombardo)

ATTENZIONE: i miei pensierini verranno man mano aggiunti nella sezione dedicata alle mie poesie e racconti.

Venerdì 27 gennaio 2006

 

"Strane avventure"

Strane avventure sventrano la mia mente

politicamente corrosa da un'infelice corrente...

E mangio assaporando un piatto di fagioli

che morbidi colano nella mia linda bocca.

 

Strane avventure gioiscono con me

rallentando il mio stato di digestione...

E così viaggio costantemente

intorno al cielo del nulla.

 

Strane avventure dolci e care

venite, venite, venite!!!

Aiutatemi a non morire

perché la mia meta è l'AMORE.

 

Non tentatemi, Strane avventure

non lasciatemi, care amiche:

mangiatemi l'Anima

e fate del mio cuore il mio inno d'Amore.

Per sempre.

(Giovanni Lombardo)

ATTENZIONE: i miei pensierini verranno man mano aggiunti nella sezione dedicata alle mie poesie e racconti.

Giovedì 26 gennaio 2006

VINICIO CAPOSSELA - a cura di Giovanni Lombardo

(Non tutti i salmi finiscono in gloria)

E' uscito da poco il nuovo album di Vinicio Capossela dal titolo "Ovunque proteggi". Si tratta di un disco pieno di riferimenti biblici, visionario. All'inizio è un disco molto spiazzante in quanto si ritrovano le tante anime che si nascondono dietro lo stesso volto. Dopo "Canzoni a manovella" ecco un altro cd interessante, per uno dei personaggi più particolari del panorama italiano. Sotto potrete trovare in esclusiva l'intervista a Capossela da parte di Ugo Bacci... Il resto dovrete ascoltarlo con calma. Anche se non è il mio genere preferito, conterò anch'io di ascoltarlo e successivamente giudicarlo o meglio esprimere le mie opinioni riguardo questo personaggio fuori dalle righe.

L'INTERVISTA di Ugo Bacci

Parliamo di "Non trattare", quasi un salmo. In questa canzone i richiami al Vangelo si sprecano. Dopo Fante e Céline hai preso a leggere la Bibbia?

«Più che altro le Sacre Scritture. Beh, c'è molto rock'n'roll nelle Sacre Scritture. In Italia non sono state troppo frequentate dai cantanti. Ha fatto cose egregie De André, però in altri paesi l'interesse su questi temi è stato più alto. La Bibbia è molto western. Uno apre a caso un libro di salmi e ci trova un verso che fa così: latrano come cani. Sono rimasto molto incuriosito da queste letture, dal genere di Dio che emerge dai racconti. Noi cattolici ne abbiamo un'idea un po' edulcorata, ma il Dio delle Sacre Scritture è il Signore degli eserciti, un Dio terribile. Non voglio essere frainteso, ma in tutte e tre le religioni monoteiste lo si invoca con questo tono. E di fronte all'invocazione del "non trattare", dell'essere intransigenti innanzi ai dogmi della fede, queste tre confessioni sono molto simili, in fondo. Per questo mi sembrava di sentire nelle orecchie qualcosa di tremendamente attuale. Vediamo gente che si fa saltare in aria e lascia un testamento di una forza inaudita».

Ti spaventa tutto questo? Nella canzone c'è la frase "Non ammazzare se non nel mio nome". Quasi un richiamo all'integralismo religioso.

«Prendo l'unica posizione: quella di chi racconta, senza seguire questa sorta di precetto. Mi è piaciuto molto leggere Bataille e le sue riflessioni sui limiti che la società pone a certi tabù. Credo che si debba prendere coscienza dell'uomo di come è sempre stato e probabilmente sarà, anche se cambiano gli strumenti e le epoche. Insomma, io non voglio fare prediche, però mi sembrano questioni sui cui è opportuno riflettere».

A dispetto dell'avventura, anche sonora, di quest'album in "capitolazioni", alla fine tutto sembra ricollegarsi. E l'immagine complessiva è quella di un progetto compiutamente organico.

«Sono contento che questo effetto si arrivi a percepire, perché è proprio quello che volevo che fosse. Credo che il disco di per sé sia molto organico, più di altri, anche perché i pezzi si sono come rappresi nell'esecuzione. Non esistevano prima, non sono stati provati in tour: si sono formalizzati nell'atto della registrazione. Ho cercato di portare ogni canzone al fondo della sua natura, all'estremità della sua conseguenza. Ma mi rendo conto che andando al fondo della suggestione di ogni brano, il risultato formale è molto variegato, dal punto di vista dei timbri e delle ambientazioni sonore. E questo a me stava benissimo. Non mi interessava un suono d'insieme. Per ogni brano abbiamo scelto un'ambientazione. Se era atavico siamo andati a cercare una grotta: da barbari della Colchide. I pezzi sono molto diversi tra loro, ma hanno una grande coesione di scrittura che li lega in un'opera abbastanza complessa».

L'uomo vivo è una scheggia di antropologia musicale. Rappresenta una processione, il simulacro che viene abbracciato dalla gente durante una festa religiosa.

«E' il Cristo che risorge nel legno, quando i paesani portano il simulacro per le vie del paese. E' pazzo di gioia perché appunto è l'uomo vivo. Proviamo immaginare il Cristo, morto, legnoso, riposto in un angolo della chiesa. Lo stesso che un giorno viene preso e portato in giro, come se risorgesse, sia pur nella materia di cui è fatto. Se il padreterno l'aveva abbandonato, i paesani se lo riprendono e lo portano in giro in un clima di festa. Sono rimasto molto colpito da questa rappresentazione che avviene il giorno di Pasqua a Scicli, dove c'è questa processione. Mi sono sentito come Hemingway quando ha scoperto le corse dei tori. In quel rito c'era un insieme di paganesimo, gallismo, fanatismo e religione che faceva sì che questo Cristo di legno corresse. Un Cristo da corsa, accidenti».

Da dove nasce questa attenzione al sacro?

«Trovo che siano immagini molto affascinanti. Penso che certe cose offrano veramente una profondità di sguardo intrigante. E poi le metafore di certi racconti hanno un tale respiro. Il sacro è da tante parti. Penso a "La ballata del vecchio marinaio" di Coleridge, gotico inglese, non troppo distante dal pezzo "Ss. dei Naufragati". Ma un fatto è certo, questo interesse, questa curiosità, mi ha condotto un poco oltre la struttura formale della canzone, anche musicalmente».

Quanto la scrittura è importante nella stilizzazione delle canzoni?

«E' tutto scrittura. E' un fatto cerebrale. Scrivere testi e scrivere musica, sono due lavori distinti, tant'è che spesso lo fanno persone diverse. In questo senso io seguo una stradas un po' mia, direi cinematografica: mi immagino le facce, gli interpreti, le ambientazioni e tutto quanto. Tutto comunque nasce da una visione, poi la visione viene espressa a parole e alla fine elevata a suggestione attraverso il suono».

Pensi che questo sia un disco meno decifrabile dei precedenti?

«E' un disco complesso, nel senso che ha cunicoli, caverne, diversi bandoli da trovare. E per questo penso che possa durare un po'. Il fatto che non riveli tutto in una volta, può esserre interessante. Spero che chi lo ascolta poi ci ritrovi qualcosa di suo».

Mercoledì 25 gennaio 2006

 

Leiji Matsumoto, 68 anni

 

Oggi, mercoledì 25 gennaio ricorre il compleanno di uno dei più grandi fumettisti mondiali, ossia il giapponese Leiji Matsumoto. Matsumoto è nato infatti il 25 gennaio 1938 a Kurume, nella prefettura di Fukuoka, sull'isola di Kyushu (Giappone), l'autore esordisce giovanissimo negli shojo, dopodiché si dedica ai manga per ragazzi e in particolare alle serie di fantascienza, tra le quali vanno ricordate "La corazzata Yamato", "Capitan Harlock", "Galaxy Express 999, "Queen Emeraldas" e "La regina dei mille anni". Dotato di un tratto molto personale, Matsumoto ha realizzato migliaia di tavole a fumetti... e anche attivo per quanto riguarda gli anime. Nel 1977 ha fatto una breve incursione nel filone della "robotica" con "Danguard A". Possiede una delle collezioni più importanti di fumetti di tutto il Giappone. Tra i suoi hobby vi è anche la passione per l'oggettistica militare ed ha riuscita anche a realizzare molti fumetti a sfondo bellico.

Lunedì 23 gennaio 2006

IVAN IL TERRIBILE (di Sergio Gilles Lacavalla)

    Per 13 anni se n'è stato da una parte a dipingere quadri e a scrivere 400 canzoni. Dodici di queste sono nel suo nuovo disco "Luna presente". Un album raccontato in una mattina di ricordi e riflessioni sull'amore e la vita. Primo secondo frutta (Cattaneo compreso).

 

 

La Terra vista dalla Luna «non ha confini di razza, sesso e religione». Ma solo se osservata da una Luna di astronauti della conoscenza e argonauti dell'amore. Luna di Ulisse in viaggio nella spiritualità e Luna di Pierrot della sensualità. "Luna bianca, Luna d'argento, Luna incolore e acida. Luna riflesso della Terra". Un riverbero senza gravità in cui Ivan Cattaneo racconta le proprie storie lasciandosi bagnare dai suoi «paradossali mari asciutti e metafisici scoperti da uno scienziato bagnare da uno scienziato pazzo» la cui contemplazione unisce tutti. Ieri come oggi. Ieri c'era un ragazzo che si addentrava nell'arte inglese dei primi anni '70, accompagnato da Mark Edwards nella Londra di un Cat Stevens mitico, David Bowie ancora non famoso e Francis Bacon al pub gay di Camden Town «ossessionato dalla sua pittura e dai ragazzini d'amore violento, quei maschi così crudeli che lo facevano soffrire». Come quelli, a Roma, di Pasolini «che non staccava mai, si sentiva un vecchio e parlava sempre di morte, attratto dal pericolo e dai giovani di borgata che erano il suo opposto». E poi c'era Mario Mieli «allucinante e avanti più di tutti». C'era u n ragazzo, insomma che sperimentava con la voce e il resto e che oggi è un uomo che «ha ingoiato la Luna" e sa, quindi, che ha senso solo ciò che si riesce a comunicare. «Le canzoni di Luna Presente, le ho scritte come slogan - dice dopo aver affermato, come ogni mattina dopo la Luna della giovinezza, il tempo. Come una pubblicità positiva: poche idee ma sviluppate al massimo». Una di queste è sull'amore:"No cuore no mente amare l'assente. Né Luna né sole amare l'amore". L'amore sopra ogni cosa. «Ho pensato a un racconto in cui tutto il mondo ha la faccia del mio amore» dice. «Perché amare uno è amare tutto il mondo. E così puoi avere conferma dell'umanità e vederla nella sua fragilità: quando piange, ride, geme, ha paura. L'amore è una chiave d'accesso al mondo». E il sesso? «Mah, il sesso non è poi così importante» dice alzando il sopracciglio trafitto dal piercing, mentre disegna un alieno penna a biro su foglio A4. «Se ne ho bisogno una sera, cerco il modo di soddisfarlo e basta. E' un giocattolo. Un bambino con un giocattolo. Non sono geloso del sesso, ma del fatto che il mio compagno potrebbe trovare interessante un altro. Quell'amore che ha messo al centro, in maniera bellissima, Zapatero nella sua politica (mentre noi abbiamo un Prodi che puzza ancora di D.C.)». L'amore da salvare in un mondo di "molto effetto e poco affetto". E allora l'amore di Ivan può essere "aria che respiri" ai "confini del mondo" e "fuori dal tempo" ma anche "crudele e di fiele", "vigliacco guerriero" - sempre e comunque necessario. "L'amore come la tosse non si può nascondere", canta in "In/Con/Per: Amore", e dice ancora "dammi amore prendi amore per donare". Darsi per toccare anche un po' l'anima. L'incontro di Ivan col maestro Osho («Poi finito morto avvelenato nell'Oregon. Una storiaccia», racconta) è s tato un'altra Luna che gli ha spalancato le porte della spiritualità. «Che è l'essenza della religione. Svegliare il Dio che hai dentro» spiega, finendo il suo alieno. «Io Canto accanto guardando dentro me», aggiunge citando la sua "Io Canto Accanto", che va avanti da un altro mondo in più». La Terra vista dalla Luna, probabilmente.

Domenica 22 gennaio 2006

La Crus: da sinistra Cesare Malfatti e Mauro Ermanno Giovanardi

 

LA CRUS: Un disco non solo da suonare, ma anche da vedere e leggere

"Infinite possibilità"

Le canzoni dei La Crus sono enigmatiche, sono domande poetiche che non riescono a trovare una risposta. La loro musica è minimale: elettronica ridotta all'osso e melodie delicate. In questo nuovo disco, frutto di un anno di pausa della formazione milanese, c'è tutto questo e di più. Un disco da ascoltare me che si può anche vedere e leggere. Vedere perché, assieme al cd, c'è anche un dvd (ma il tutto viene venduto al prezzo normale) con 10 cortometraggi tratti dall'archivio del Milano Film Festival, riadattati alle canzoni dei La Crus (anche se in alcuni casi è chiaro che le cose non sono nate l'una per l'altra). Da leggere, infine, perché lo scrittore Leonardo Colombati ha trovato spazio nel libretto dell'album per raccontare la sua personale visione di Infinite possibilità.

(Carlotta Pace)

Venerdì 20 gennaio 2006

 

Wilson Pickett, 64 anni. Grande esponente del soul, in Italia salì alla ribalta soprattutto per le interpretazioni di "Deborah" ('67) e "Un'avventura" ('69)

 

Questa mattina è morto il cantante Wilson Pickett, uno dei maggiori esponenti del soul mondiale, aveva 64 anni. Negli anni '60 ricordiamo le sue partecipazioni al Festiva di Sanremo prima in coppia con Fausto Leali ("Deborah") e successivamente con Lucio Battisti ("Un'avventura")... ricordiamo queste fantastiche esibizioni senza dimenticare le varie canzoni di successo che lo portarono ad essere considerato un grande artista, esponente di un sound mai superato!!!

 

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*Gigi D'Alessio*

Mogol: ‘D’Alessio mi ricorda Battisti’
 

Sono entusiastiche le dichiarazioni rilasciate dal paroliere Mogol al Corriere della Sera a proposito di Gigi D’alessio, col quale ha scritto due delle canzoni in gara al prossimo Festival di Sanremo, “Essere una donna” per Anna Tatangelo e “Musica e speranza” per I figli di Scampia. “D’Alessio”, afferma Mogol, “pur essendo bravo, invece di accontentarsi, tende ancora a migliorare. Proprio come Lucio Battisti, umilissimo, lavoratore”. D’Alessio ricambia il complimento commentando: “Mogol è un autore che parla a tutti e io credo di essere in grado di cantarlo. Ho trovato con lui un grande feeling musicale. Ha la mia stessa velocità nel creare le canzoni, abbiamo gli stessi pensieri”.
L’accostamento con Battisti azzardato da Mogol ha suscitato molte perplessità nell’ambiente dello spettacolo. Franz Di Cioccio della Pfm trova “quasi blasfemo” l’accostamento, mentre Michele Senati, da sempre attento studioso di Battisti, definisce “improponibile” il paragone. Più diplomatico il giudizio dell’attore Carlo Verdone: “Sono due personaggi molto diversi. Faccio fatica a comprendere qualsiasi accostamento. D’Alessio è legato alla tradizione napoletana riveduta e corretta, ma mi sembra piuttosto un nuovo Peppino Di Capri. Battista resta, come dire, un pezzo unico, che esprime un contesto storico preciso. E'’stato per l'’talia quello che sono stati i Beatles per la Gran Bretagna”.

 

L'affermazione che ha fatto Mogol riguardo Gigi D'Alessio secondo me è un po' azzardata. Occorre ricordare il talento di D'Alessio nel panorama della musica leggera italiana, ma bisogna precisare che Lucio Battisti era (ed è tuttora nonostante sia scomparso) un genio insuperabile. Che ci sia un feeling e stima reciproca tra Mogol e D'Alessio è risaputo dallo stesso paroliere, ma (e i fan di Gigi non me ne vogliano) Lucio Battisti rimane insuperabile ed ineguagliabile. Questa è la mia modesta opinione. (G.L.)

 

Lunedì 16 gennaio 2006

Ecco i titoli dei brani in gara a Sanremo 2006:

CATEGORIA UOMINI

Ron "L'uomo delle stelle"

Alex Britti "Solo con te"

Gianluca Grignani "Liberi da sognare"                                   

Michele Zarrillo "L'alfabeto degli amanti"

Luca Dirisio "Sparirò"

Povia "Vorrei avere il becco"

 

CATEGORIA DONNE

Anna Oxa "Processo a me stessa"

Dolcenera "Com'è straordinaria la vita"

Simona Bencini "Tempesta"

Anna Tatangelo "Essere una donna"

Nicky Nicolai "Lei ha la notte"

Ivana Spagna "Noi non possiamo cambiare"

 

CATEGORIA GRUPPI

Nomadi "Dove si va"

Zero Assoluto "Svegliarsi la mattina"

Noah e Carlo Fava & Solis String Quartet "Un discorso in generale"

Figli di Scampia "Musica e speranza"

Sugarfree "Solo lei mi ha"

Mario Venuti e Arancia Sonora "Un altro posto nel mondo"

Domenica 15 gennaio 2006

Cari amici, ancora una volta ci stiamo avvicinando ad uno degli appuntamenti più affascinanti e sentiti della musica nostrana; naturalmente parlo del Festival di Sanremo 2006 "targato Giorgio Panariello" affiancato da Ilary Blasi. Ecco i cantanti che parteciperanno alla nuova edizione:

1) Categoria UOMINI: Ron, Alex Britti, Gianluca Grignani, Michele Zarrillo, Luca Dirisio, Povia

2) Categoria DONNE: Anna Oxa, Dolcenera, Simona Bencini, Anna Tatangelo, Nicky Nicolai, Spagna

3) Categoria GRUPPI: Nomadi, Zero Assoluto, Noah e Carlo Fava & Solis String Quartet, Figli di Scampia, Sugarfree, Mario Venuti e Arancia Sonora.

A questi artisti, si aggiungeranno i 12 già annunciati nella categoria GIOVANI: Ameba 4, Andrea Ori, Deasonika, Helena Hellwig, Ivan Segreto, L'Aura, Riccardo Maffoni, Simone Cristicchi, Virginio, Antonello, Antonio Tiziano Orecchio, Monia Russo.

Sabato 14 gennaio 2006

 

"Incontro con BOBBY SOLO" a cura di Alberto Motta / foto di Enrico Gandolfi

Macchina del tempo stasera a Milano. Mi incontro con Bobby al Bar Museo Elvis, lo accompagno all'albergo di fianco al Santa Tecla, mitico luogo di ritrovo di Giorgio Gaber, Gigi Proietti e del Clan, e accendo il registratore al Ristorante Dollaro dove «pensa che caso, venni qui a cena nel 1964. Arriva il cameriere per prendere l'ordinazione e mi dice: "Vedrà, io farò il cantante". E io, che non potevo immaginare, dissi: "Ti faccio i migliori auguri". Era Al Bano».

 

E tutto partì con il famoso playback del 1964 a Sanremo per Una lacrima sul viso.

«Il playback fu dovuto alla mia timidezza. Andai alle prove e non mi uscì nulla dalla bocca. Quella stessa sera il mio partner era Frankie Laine, detto "Tonsille d'acciaio". Come molti americani aveva i denti davanti incapsulati perché erano più belli da vedere. A un certo punto, alle cinque del pomeriggio, mangiò una noce e gli partirono i denti. Allora arrivò un dentista da Genova e gli riattaccò le capsule mentre io cantai in playback. Fu un bene perché con la tecnologia che aveva allora la Rai, di 24 violini se ne sentivano 8, di una batteria completa si sentivano solo rullante e charleston quindi il fatto che io sia arrivato con il nastro diede il sound migliore. La mattina mi tornò la voce ma il discografico mi disse: "Fai finta di no". E per tutte e tre le sere ho dovuto fingere di essere rauco perché avevano capito che il gioco funzionava».

(Nel frattempo il proprietario del ristorante ingaggia Bobby per un concerto, lui accenna Tuttifrutti e gli viene chiesto il bis).

«Hai visto che bravo è stato Adriano? Ha fatto parlare tutti con 'sta trasmissione! Lui lo conosco da un sacco di tempo, è molto generoso: c'era questo nostro amico, Edo, che ebbe un problema al cuore, gli misero un by-pass in America, ma lui aveva il rigetto e stava male. Soffriva di malinconia, voleva tornare a Milano. Allora Adriano, per fargli coraggio, lo chiamava tutti i giorni in clinica in Texas e gli parlava per due ore al telefono. Pagava due milioni e mezzo di interurbane al mese».

Del resto Celentano è rock, mica lento. E la persona più rock&roll che hai conosciuto?

«Sono stato tutto un pomeriggio con Mick Jagger. E' arrivato con l'aereo privato insieme a due avvocati in bombetta, è passato in Emi per vedere come andavano le vendite del disco e poi ci siamo messi a bere pinot fino a notte. Infine se n'è andato a dormire a casa di Tomas Milian, che era suo grande amico».

Come iniziasti a cantare?

«Fu per colpa di Betsy MacGurn, la figlia del corrispondente dell'Herald Tribune a Roma. Io ascoltavo Celentano, lei mi parlava di Elvis, alla fine mi innamorai. Di lei. Allora un giorno andai a vedere Elvis al cinema e capii tutto. Io volevo fare il casellante, veder passare i treni. Ma sai cosa non ho mai capito? Claudio Villa, che un giorno mi disse: "Caro Bobby, se tu fossi nato in America?!". Non ho mai capito se fosse da intendersi in positivo o meno. Tu che dici?».

Non saprei. Hai suonato anche con gli Yardbirds.

«Dopo aver venduto nove milioni di copie in tutto il mondo andai a registrare nello studio dei Rolling Stones, l'Olympic Studios. Lì a Londra rimasi 20 giorni all'Hotel Mayfair, dove conobbi Marianne Faithfull e gli Yardbirds. Con Jeff Beck passavamo pomeriggi interi a suonare la chitarra. POi loro sono venuti a Sanremo e hanno cantato con me questa volta».

Festeggi i 60 anni a cavallo tra un album di cover di John Lee Hooker e un'ospitata nell'album dei fieramente indipendenti Marta sui Tubi.

«E devo dire che per me è stato bello l'entusiasmo dei Marta sui Tubi, perché mi hanno messo in una stanza di una fattoria vicino a Brescia e tutto quello che facevo a loro andava bene. Io dicevo: "Ma non è che vi prende troppo la mano la simpatia?". Oggi spesso i giovani vengono raggirati perché i giovani vengono raggirati perché i funzionari delle case discografiche non vogliono più persone come Ornella Vanoni, persone geniali che possono esigere alti ingaggi e avanzare pretese. Un funzionario della Rca già 30 anni fa mi disse: "Vedi, Bobby, a me piace considerare il cantante una valvola; se questa fa i capricci io la stacco e ce ne metto un'altra"».

Invece quando eri giovane tu?

«Nei 50 e 60 se un gruppo di scalmanati veniva fischiato lo cacciavano dal palco. Se faceva successo aveva 50 ragazzine, si spostava nell'altro locale e le 50 ragazzine lo seguivano. I talent scout giravano di notte nei club, vedevano che quello aveva sempre 50 ragazzine, allora lo pigliavano, lo portavano in studio e lo facevano cantare. Un esempio: il mio primo batterista, che chiamavamo "l'Alain Delon della Bovisa", era Franz Di Cioccio della Pfm. Giravamo per 1500 lire nei club dell'Unione donne italiane e nelle sedi del Partito socialista. La domenica andavamo a rimorchiare qualche donna io e Franz. Lui mi telefonava e mi diceva in milanese: "Uè, stasera come ci vestiamo: teppa o distinti?". Insomma, l'alternativa era vestito blu oppure giubbotto di pelle e jeans».

Infine, una domanda marzulliana: il futuro di Roberto Satti, in arte Bobby Solo?

«L'obiettivo è esplorare i diversi territori musicali per il resto della mia carriera: il gospel, la musica irlandese, la scuola genovese interpretata con una voce da crooner. E anche le radici americane nella musica di Johnny Cash, che ho già interpretato in un album di cover. Mi ricordo come fosse ieri quando conobbi Johnny Cash a Francoforte. Non riuscii a spiccicare neanche una parola. Mi trovai di fronte questa montagna d'uomo con una mano grossa come una fiorentina. Passava tutto il tempo a giocare a flipper».

Bobby Solo (vero nome Roberto Satti) è nato a Roma nel 1945. Ha interpretato e composto numerose canzoni tra le quali ricordiamo "Una lacrima sul viso" ('64), "Zingara" ('69), "Gelosia" ('80), "Non posso perderti" ('81), "Ancora ti vorrei" ('83) e "Laura" ('97).

Mercoledì 11 gennaio 2006

 

"Il ritorno del capitano". (di Davide Sechi)

Passano gli anni, ma lui non passa mai. E per il suo nuovo disco, La fantastica storia del pifferaio magico, Edoardo Bennato chiama Jovanotti, Morgan, e molti altri per mettmere in piedi un musical.

 

Edoardo Bennato è nato a Napoli nel 1949. Ha esordito nel 1973 con l'album "Non farti cadere le braccia". Uno dei primi scopritori del suo talento fu senza dubbio Lucio Battisti, che praticamente lo battezzò nei primi anni Settanta. Seguirono altri dischi di successo come "Io che non sono l'imperatore" ('75), "La torre di Babele" ('76), "Burattino senza fili" ('77), "Uffà! Uffà! ('80) e non "Sono solo canzonette" ('80). Dopo qualche anno di crisi, ottiene altri successi nel 1987 con il brano "Ok Italia" e 2 anni dopo con "W la mamma".

 

A forza di far riferimento al mondo favolistico virato in chiave irriverente e metaforica, Edoardo Bennato sembra essersi appropriato di un'immagine fuori dal tempo, fuoriuscito quasi per magia da un libro dalle pagine ingiallite, (strappate per la maggior parte dal vecchio "E' arrivato un bastimento, successo a 33 giri che il musicista partenopeo rilasciò nel 1983, all'apice della propria parabola) una volta utile per addormentarsi serenamente, senza brutti pensieri, pronti a catturare qualche sogno dorato. Tra le braccia di Morfeo il cantautore rock ha sognato un musical, un progetto ad ampio respiro che raccogliesse il variegato universo dell'attuale pop italiano. Quando si è svegliato Edoardo indossava gli stessi abiti di sempre: jeans sdruciti, maglietta, giubbotto di pelle, la solita determinazione e quella vis polemica che rende problematica anche una semplice chiacchierata. Ci crede in maniera viscerale a La Fantastica Storia del Pifferaio Magico, Bennato, non crede viceversa alla figura di un cronista propenso a presptare un po' d'attenzione ad una scelta artistica eclatante, pazzesca per la realtà musicale italiana; un progetto incredibile che merita l'appoggio dei media. Io il mio l'ho fatto, ora tocca a voi. Sarebbe brutto non trovare un sostegno nei mezzi d'informazione. Significherebbe il fallimento del progetto. Che, per fare un paragone, assomiglia a quello di un'invenzione clamororsa, come se avessi costruito una macchina che vola e Quattroruote mi avesse negato la copertina.... Non fa sconti Edoardo, appare sospettoso, vigile di fronte a qualche possibile tranello. Non ama parlare del passato, anche solo per ricordare glorie imperiture (la fantasmagorica ascesa della sua voce stridula nella seconda parte degli anni Settanta); momenti epocali (il cocerto di fronte all'adorante pubblico che gremiva San Siro nel 1980), successi concreti al di fuori dei trend imperanti (il sarcastico "Ok" dato a un'Italia nel 1987 alla moda ma già pronta allo sfascio), i ringraziamenti anni Cinquanta regalati alla mamma all'alba dei Novanta. Tre decadi attraversate, molti applausi, qualche fischio, un dimenticatoio che nell'ultimo lustro ha spesso fatto capolino. L'ancora di salvezza gliela gettano ancora una volta il Capitano Uncino e i suoi vecchi amici. Oggi c'è un pifferaio e 18 interpreti di varia estrazione, da Jovanotti a Piero Pelù, da Irene Grandi a Max Pezzali. «Tutto è cominciato quando ho curato la resa sonora del cartone animato Totò Sapore che tre anni fa si è scontrato nei cinema natalizi con il colosso americano targato Disney, la storia del topolino che "scopriva" la pizza. L'ispirazione prende le mosse da un immaginario fanciullesco, poiché in ogni momento serve l'ottimismo, la freschezza, l'ingenuità positiva dei più piccoli. E' questo il segreto dell'album. E' questo il mistero della vita». Non è invece un mistero che Bennato abbia rappresentato per anni un modello alternativo a certo cantautorato pretestuoso e spesso bolso. A testimoniarlo le molteplicità artistiche che ne hanno voluto abbracciare il nuovo progetto, come pure altri che non ci sono enetrati per un soffio: «Avevo intavolato una discussione con Daniele Silvestri, poi non se ne è fatto niente, e la sua canzone l'ha interpretata Daniele Groff. E l'ha fatto alla grande, rendendola sua. Qeusto ho chiesto ai vari protagonisti: fare proprie le singole canzoni, esasperarle, quasi caricaturizzarle, per rispettare l'idea del musical. E ci sono riusciti tutti, come i Sud Sound System. O come Morgan, che è un grande, ha una cultura superiore, ha studiato a livello accademico, ha accentuato ancora una volta quella componente molto sixties che contraddistingue la sua ultima vena. L'altra sera sono andato a casa sua per il compleanno della mamma. Lui si è messo al piano e ha cantato una marea di canzoni in suo onore. Con lui potrei fare un disco, Morgan produttore, ci pensavo proprio oggi. O anche con Alex Britti, una altro che conosce la materia nel profondo».

Domenica 8 gennaio 2006

Visitate il sito dedicato alla natura e alla buona musica... www.lifegate.it. Potrete trovare una filosofia di vita non indifferente, incentrata sul rispetto dell'ambiente, di cui la nostra Terra ha un assoluto bisogno. Lasciamo da parte l'orgoglio e mettiamoci in testa che la natura ci è stata donata e va rispettata. Il mondo deve migliorare e per ottenere risultati ottimali, l'uomo deve fare la sua parte. Tutti noi desideriamo una vita migliore, ma è compito dell'uomo sconfiggere il male, è dovere dell'essere umano rispettare la natura!!!

Martedì 3 gennaio 2006

Presentazione del nuovo album di IVAN CATTANEO, uscito poco tempo fa... alla fine del 2005. Il cd si intitola "Luna presente" ed è un album tutto dedicato alla Luna. Ci sono 12 tracce tutte da scoprire e da assaporare. Finalmente, dopo ben 13 anni di silenzio discografico, ritorna prepotentemente uno dei personaggi più bizzarri e geniali della musica pop italiana: il grande Ivan Cattaneo. E' davvero un album molto particolare e ben cantato, con sprazzi di musica elettronica il tutto condito con la superlativa produzione artistica di Roberto Cacciapaglia.

 

IVAN CATTANEO - LUNA PRESENTE

1. Amare l'assente MARE DELLA FECONDITA'

2. Ricordati di te MARE DEI VAPORI

3. L'aria MARE DELLA SERENITA'

4. Buonanotte MARE DELLE PIOGGE

5. Io canto accanto MARE DELLA CONOSCENZA

6. Polisex 4 MARE DEGLI UMORI

7. Baby you don't cry MARE DELLA TRANQUILLITA'

8. Giochi proibiti MARE DEL NETTARE

9. Crudele MARE DELLE CRISI

10. Brutto pensiero MARE DELLE NUBI

11. Boys and girls OCEANO DELLE TEMPESTE

12. In/con/per: Amore MARE DEL FREDDO

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Parole e musiche di Ivan Cattaneo

Prodotto da Roberto Cacciapaglia e Roy Tarrant

Lunedì 2 gennaio 2006

AUGURI DI BUON ANNO!!!