MADREPENNUTA

LE OSSERVAZIONI DI MARTE

LA GRANDE OPPOSIZIONE DI MARTE

INTRODUZIONE

In questi mesi Marte viene a trovarsi particolarmente vicino alla Terra nell'opposizione più grande degli ultimi 60.000 anni. Un'occasione eccezionale per tutti gli osservatori del cielo.

I calcoli parlano chiaro: il 27 agosto Marte è venuto a trovarsi più vicino alla Terra di quanto non sia stato da ...60 mila anni! Intorno al mezzogiorno di quel giorno, la distanza Marte-Terra è stata di "soli" 55,758 milioni di km. A questa distanza lo vedremo brillare di notte con una magnitudine di -2,9. Nelle ultime Grandi Opposizioni, Marte si avvicinò quasi quanto in questa occasione, dispiegando 24,9" nel 1971 e 23,8" nel 1988, ma quest'anno arriverà a 25,1". Teniamo a mente che, considerando un diametro di almeno 23,5" per definire una "Grande Opposizione", anche per un osservatore longevo questa è al massimo una delle cinque possibilità di vedere Marte così bene durante la propria vita.

Le regioni di Marte, tra storia e mito.

La nomenclatura che Schiaparelli introdusse nel 1877, osservando con il rifrattore Merz da 22 cm che si trovava a Brera, nel cuore della vecchia Milano, è così bella che vale la pena di ripercorrerla, sia pure sinteticamente. Egli mantenne il meridiano 0 nello stesso punto che avevano stabilito alcuni decenni prima Beer e Madler da Berlino. Questo punto si trova sul promontorio che separa in due vasti estuari la Baia Forcuta di Dawes, come l'aveva chiamata Proctor. Questo promontorio è il Fastigium Aryn, perché nella geografia leggendaria medievale la città di Aryn stava sulla sommità del mondo, a uguale distanza da tutti i punti cardinali. La larga striscia che termina nei due estuari ricorda vagamente il Mar Rosso; essa è per questo il Sinus Sabaeus, in memoria della biblica regina di Saba, la reggitrice del paese dell'oro, dell'incenso e dei profumi. L'Africa antica sta a nord di questo golfo; troviamo così l'Aeria (ossia l'Egitto) e l'Arabia, bordate dal larghissimo canale Nilus e tagliate dall'Hiddakel, l'attuale Tigri, e dal Phison, uno dei quattro fiumi che scendono dal Paradiso Terrestre. Lo stesso Eden non è lontano: questa regione si allarga fra l'Hiddekel e il Gehon, un altro dei famosi quattro fiumi biblici, che Sant'Idoro di Siviglia aveva identificato col Nilo. Le distese rosate delle isole, fra i mari, continuano verso occidente con le loro memorie classiche. La striscia ricurva dell'Indus si getta nel Margaritifer Sinus, il golfo delle Perle, fra Thymiamata, che ricorda una colonia fenicia in Mauritania, e Chryse, antica città della Troade (regione dell'antica Troia, Asia Minore). Al di là di un canale gigantesco, il Ganges, si allarga Ophir, il biblico paese dell'argento e del sandalo, con la macchietta rotonda della Juventae Fons, la Fontana della Gioventù. Le sue "rive" si affacciano sul golfo dell'Aurora, Aurorae Sinus e fronteggiano l'arcuata Thaumasia Foelix, la terra di Taumante, figlio di Gea e del Ponto; al centro di quest'ultima, che a causa dei canali è più che altro un'isola rotondeggiante, campeggia il rotondo lago del Sole, Solis Lacus. Questo aspetto è fra i più tipici del Pianeta Rosso, tanto che gli astronomi del tempo di Schiaparelli chiamavano la Thaumasia, insieme con il lago del Sole, l'"Occhio di Marte". L'Occidente ci porta nuove terre e nuovi mari. Si allungano obliqui il mare delle Sirene (Mare Sirenum) e il mare dei Cimmeri (Mare Cimmerium), il cui nome ricorda i favolosi abitatori di terre disperse nel più remoto Occidente, dove non giungeva mai il Sole. Le loro "acque" bagnano la terra di Memmone o alto Egitto (Memnonia), la terra delle Amazzoni (Amazonis), la terra dello Zefiro (Zephyria), l'Eolide (Aeolis); vi si gettano canali dedicati ad esseri mostruosi (fiumi delle Sirene, dei Ciclopi, dei Titani, dei Giganti), le cui sorgenti stanno a settentriione, nel fiume Oceano (Oceanus Fluvius). Ancora più a nord biancheggiano le solitudini dell'Elysium, la terra ai confini del mondo dove Esiodo poneva la dimora degli uomini buoni dopo la morte. Dall'Elysium si dirama il Lethes, il fiume dell'oblio. Il nostro viaggio verso occidente sul Marte di Schiaparelli ci sta riportando al punto iniziale, il meridiano 0. Incontriamo ancora l'Italia (Ausonia), allungata ad arco fra il Mare Hadriaticum e il Mare Tyrrhenum. Fra il mar Tirreno e il mare dei Cimmeri si stende la sottile penisola dell'Hesperia (altro antico nome dell'Italia), che si dilata a sud dell'Eridania, la terra del fiume Eridano (l'odierno Po), sulle cui onde galleggiavano le lacrime della sorella di Fetonte tramutate in ambra; subito a est c'è infatti la regione dell'Ambra o Electris (dal nome greco di questa resina fossile, da cui deriva il termine "elettricità"). Costeggiando la Libya, il mar Tirreno forma l'insenatura della Piccola Sirte, poi penetra profondamente fra le terre con un ampio golfo triangolare, la Grande Sirte (Syrtis Major), la parte sud del mare della Clessidra del Flammarion. A sud della larga fascia di terre e di mari che abbiamo ora velocemente passato in rassegna, le "acque" si fanno dominanti sulle terre. Si stende attorno all'asse del pianeta una specie di oceano polare, il Mare Australe, mentre il Mare Erytraeum, alquanto più a nord, raggiunge l'insenatura delle Perle e quella dell'Aurora. Al limite del Mare Australe campeggia la grande isola chiara dell'Ellade (Hellas); più a sud affiorano "dalle acque" Thyle I e Thyle II, due isole che ricordano le desolazioni della Tule degli antichi, forse l'attuale Islanda. Con le due isole Thyle, la sommaria descrizione topografica di Marte è terminata. C'è soltanto da aggiungere il residuo della calotta polare australe, che Schiaparelli indicò nella sua carta del 1877 col nome di Nix (Neve). Questa neve, a estate inoltrata dell'emisfero sud del pianeta, nella Grande Opposizione del 1877 si era ritirata in posizione eccentrica rispetto all'asse di rotazione, lasciando scoperto il polo e non misurando più di 7° aerografici, ossia circa 420 chilometri.

I fenomeni atmosferici su Marte.

Da qualsiasi parte del pianeta, l'atmosfera marziana, sempre mutevole, darà sicuramente luogo a nubi bianche, nebbie bluastre sui bordi, ghiacciate brillanti sulla superficie e nubi giallastre di polvere. Queste sono state studiate a fondo alla fine del XX secolo. Sia i professionisti che i dilettanti evoluti seguono le condizioni atmosferiche marziane; i primi praticamente solo tramite le immagini, i secondi anche visualmente. Sebbene questi fenomeni siano osservabili anche senza filtri, le nubi bianche sono più evidenti se osservate attraverso un filtro blu o violetto, quando si trovano ad alta quota, e in luce gialla o verde quando sono vicine al suolo. Le tempeste di polvere si riconoscono meglio con i filtri rossi, gialli o magenta. I dettagli scuri superficiali della superficie se vengono osservati con filtri arancioni e rossi.

Le improvvise tempeste del "Pianeta Rosso".

Bisogna ricordarsi che Marte riserva sempre delle sorprese. La grande tempesta di polvere che apparve proprio in concomitanza con l'opposizione del 2001 non fu assolutamente prevista e nascose per lungo tempo l'osservazione di qualsiasi particolare superficiale. Cosa fare in una situazione del genere? Chi possiede grossi strumenti può sfruttare comunque la vicinanza del Pianeta Rosso per tentare di vedere le sue piccole ed elusive lune, Deimos e Phobos, che saranno più luminose che in altre occasioni. Deimos, la più vicina, avrà una magnitudine di +11; Deimos di +12. Non si può indicare con esattezza il diametro minimo dello strumento necessario per scorgerle, in quanto molto (oltre all'acuità visiva dell'osservatore) dipende dall'efficienza del telescopio nella trasmissione e nel contrasto. Nei giorni in cui il pianeta è più vicino, un eccellente strumento sui 30 cm dovrebbe essere in grado di mostrarli. Si consiglia di occultare la luce del pianeta, per esempio con una striscia di cartoncino nero posto nel fuoco dell'oculare.

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