MADREPENNUTA
ARTICOLI DELLA STAMPA
DICEMBRE 1990

Nel 1990, in occasione dell'uscita contemporanea degli albums di Lucio Battisti e Mina, uscì un approfondimento sul mensile di Musica e Spettacolo "Tutto". I lavori discografici in questione erano rispettivamente "La sposa occidentale" e "Ti conosco mascherina". Ciò che accomunava allora i due grandi artisti era certamente la loro proverbiale riservatezza che alimentava un certo fascino e autentico mistero.

Mistero e solitudine: da molti, troppi anni la vita dei due "mostri sacri" della musica italiana oscilla tra questi poli. Eppure, ogni loro uscita discografica è un evento. Con TI CONOSCO MASCHERINA e LA SPOSA OCCIDENTALE li troviamo ancora in splendida forma. Ma quando gli occhi di Mina e il foulard di Lucio riprenderanno corpo?
"UN DUO D'ECCEZIONE"

Oltre al "particolare" del ritiro dalle scene, che li accomuna,
Battisti autore e Mina interprete hanno formato un duo
d'eccezione per la musica leggera italiana. La loro
collaborazione iniziò nel 1970 con il brano "Insieme" e Mina
ha continuato a interpretare molte canzoni di Battisti per un
lungo periodo, abbandonandole solo quando non fu più
Mogol a scriverne i testi. Le capacità vocali della cantante
hanno dato vita a versioni suggestive di "I giardini di
marzo", "Io vivrò", "Ancora tu", e molte altre, che
sono
rintracciabili nell'album Minacantalucio del '75. Un'altra
opportunità per sentirne alcune dal vivo è invece
rappresentata da un medley contenuto nel doppio album della
Tigre di Cremona registrato alla Bussola di Viareggio nel
1978. In questo disco la voce della Divina sottolinea ogni
accento drammatico o esplode gioiosamente, interpretando
magistralmente il senso e la poesia di quelle composizioni che
hanno reso grande e forse irripetibile l'arte del nostro Caro...
Lucio.
S.R.
IO E TE DA SOLI

In un autunno discografico ricco di
novità italiane hanno fatto la loro comparsa "La sposa
occidentale" e "Ti conosco mascherina", i lavori di Lucio
Battisti e Mina, considerati ancor
oggi come i nomi di maggior prestigio della musica leggera nostrana.
Lontani dal pubblico da numerosi anni, a causa di scelte personali e in parte
incomprensibili che
li hanno portati all'isolamento, sono però presenti più che mai nella memoria
di chi li ama e li
ascolta da sempre.
Mistero e solitudine: da molti anni la vita di Mina e di Battisti oscilla tra
questi due poli. Se della
cantante si sa qualcosa per via delle istantanee rubatele dalle riviste
scandalistiche, di lui
neppure l'ombra. Ogni tanto giunge qualche voce quando è a Londra per
registrare, ma nulla di
più. Battisti si nega dal 1976, anno che ha visto la sua traversata a cavallo
dell'Italia (in
compagnia del fido paroliere Mogol) a dimostrazione del suo intersse per i temi
legati
all'ecologia. Nello stesso periodo, pochi fortunati hanno assistito alla sua
unica tournéè; e poi il
nulla, salvo qualche indiscrezione sui dischi che ha continuato a sfornare dal
suo volontario esilio.
Di Mina si sa quacosa in più, dicevamo. Perlomeno si conosce il suo aspetto. Su
Battisti, invece,
c'è un blackout assoluto, che non ammette eccezioni. I suoi amici e la sua casa
discografica
hanno l'ordine tassativo di rispettare lo scudo protettivo che ha creato intorno
alla sua privacy.
Dalle mura di cinta de "La collina dei ciliegi" (la casa dove vive, in
una località imprecisata della
Brianza; ma c'è chi dice che si tratti di Dosso, nel bel mezzo della campagna
comasca),
impreziosita da fiori, uccelli e tanto verde, non escono notizie.
I testi del poeta Pasquale Panella, che Lucio adotta ormai da tre album, non
sono certo d'aiuto
per ulteriori investigazioni, anzi creano altri dubbi.Qualcuno sostiene che "La sposa occidentale" sia un disco che parla di
droga, ma mancano
argomentazioni valide per suffragare l'ipotesi. Le metafore di Panella si
prestano a numerose,
troppe interpretazioni e anche lui si guarda bene dal rilasciare dichiarazioni.
Battisti, inoltre, tiene
così tanto al mistero che tratta da despota anche i suoi più stretti
collaboratori; ne sa qualcosa
Greg Walsh (il suo produttore artistico ormai di stanza a Londra) che ha subito
l'esilio...
involontario dopo "L'apparenza", colpevole di aver lavorato con un'altra cantante italiana, Ornella
Vanoni.
Mina mantiene invece un canale aperto con il mondo esterno, una strada che passa
attraverso le
nuove canzoni (inserite puntualmente nei suoi album a scadenza annuale).
Chiunque, sia esso un
compositore noto o un esordiente, può inviarle una cassetta con le proprie
creazioni: a far da
tramite è la casa discografica o qualche amico fidato. Lei le ascolta tutte e
decide quale
interpretare, lasciandoci l'illusione di capire così quali sentimenti la
spingono a utilizzarle.
I due artisti, comunque, negandosi al pubblico, lasciano che la loro immagine
sfumi sempre di più
nella memoria collettiva. Le strane elaborazioni grafiche delle copertine di
Mina e quelle "poverissime" di Battisti non rivelano più di tanto. Affiorano
solo vecchi ricordi: il foulard che Lucio portava sempre al collo, i suoi ricci;
gli occhi di Mina che continuano a guardarci impietosamente, quasi a rivangare
antiche colpe di noi, poveri mortali. Restano soltanto le loro voci e i loro
canti alla solitudine, che però bastano per catturarci ancora. Ma fino a quando?
Le anime giovani non possono vivere solo di ricordi. S.R.