MADREPENNUTA

ARTICOLI DELLA STAMPA

 

SETTEMBRE 1990

Questo articolo, scritto da Peppo Delconte per il mensile di musica & spettacolo "Tutto", uscì nel settembre del 1990 alla vigilia di varie uscite discografiche che ebbero come protagonisti i maggiori cantautori italiani, i cosiddetti "pezzi da novanta" della musica made in Italy. Qui sotto, Cari Amici vi è riportato il servizio integrale sugli artisti in questione, nonché il nostro Lucio nazionale.

Nello spazio di un mese o poco più usciranno nuovi
album di Guccini, De Gregori, Branduardi,
Fossati, Vecchioni, Battisti,Dalla e De André. A
ruota arriveranno forse anche Baglioni e Conte.
Un'ammucchiata assolutamente non prevista. Ma
nessuno dice di preoccuparsi: non c'è gara fra i
fuoriclasse.

 

Lucio Battisti è nato a Poggio Bustone
(Rieti) il 5 marzo '43 (il giorno dopo
Dalla). Il suo primo Lp risale al '69.
Ha firmato in coppia con Mogol una
strepitosa serie di successi. È tornato
di recente a imporsi con Don Giovan-
ni ('86) e L'apparenza ('88). Vive ri-
tiratissimo in Brianza, rifiutando a oltran-
za interviste e apparizioni in pubblico.

L'estate che se ne va è stata quella
del pallone e della vittoria di rocker
nazionali sugli stranieri, anche
l'autunno promette uno spettacolo
senza precedenti: una specie di
torneo di antichi cavalieri. Infatti nel
giro di un paio di mesi tutti (o quasi)
i veterani della canzone d'autore
scendono in campo con nuovi
dischi. Neanche a farlo apposta, si
sono decisi tutti insieme.
Prontissimi al via di settembre si
dichiarano Guccini, De Gregori,
Fossati e Vecchioni, ma entro la
fine del mese o, al più tardi in
ottobre dovrebbero unirsi al gruppo
altri pezzi das novanta... Battisti,
Dalla, De André.
Ma non basta. Claudio Baglioni
continua a ripararsi dietro una
cortina di silenzio, ma i ben informati
garantiscono che non si farà
attendere oltre novembre. Nello
stesso mese sarà pronto anche
l'avvocato Paolo Conte, padre
nobile del nostro cantautorato.
Certo, un bel manipolo di
fuoriclasse, che non temono
l'anagrafe. Per intederci, anche i più
"pivelli", come De Gregori o
Fossati, non sono... di primo pelo.
Ma è gente che non s'interessa
molto al "look": eppure basta andare
ai loro concerti per scoprire con
quale facilità si mescolino i nuovi
adoratori, minorenni o quasi, ai
fedelissimi dal brizzolo andante. È
l'entusiasmo che suscita la qualità
della musica: pochi fumi colorati e
più arrosto.
Passiamo dunque alla sostanza: cosa
troveremo dentro i cilindri di tanti
maghi? E da questo affollato
convegno qualcuno non potrebbe
uscirci con le ossa rotte (nel senso
dei dischi venduti)? Ma i nostri
campioni sorridno olimpici. È il
vantaggio di non essere degli
esordienti.
«A questo strano appuntamento
collettivo ci sono finito
casualmente», ammette Francesco
Guccini. «Negli ultmi anni mi sono
sentito sempre più libero sia nella
ricerca musicale che nelle date di
uscita. L'album s'intitola Quello che
non e credo che rifletta bene questo
clima di libertà». Tra le sue nuove
creature c'è un po' di tutto: Canzone
per Anna è un blues per una donna
sola, Cencio la storia di un amico
nano, Tango per due parla di una
coppia anziana che va matta per il
ballo; e c'è anche Emilia, scritta con
Lucio Dalla (a Bologna i nottambuli
s'incontrano ancora). «A ottobre
partirò in tour ma senza stress: solo
grandi città per ora, un palasport o
due a settimana, fino a dicembre.
Poi vedremo».
Anche Angelo Branduardi sta
preparandosi senza troppe angosce
alle fatiche dal vivo. L'importante
per lui è restituire l'atmosfera del
nuovo album Il ladro. Con racconti
dasi toni forti come Uomini di
passaggio, Madame, Il bambino dei
topi, sembra proseguire la ricerca
del recente Il pane e le rose, ma in
modo ancora più profondo e
inquietante. «Se ci sarà la giusta
magia sul palco, allora tutto andrà
per il meglio», afferma Angelo,
reduce das una delle sue frequenti
puntate in Germania. «Questa
coincidenza delle uscite non mi
preoccupa. Non si tratta di una
gara. Siamo tutti diversi e abbiamo
tutti un nostro pubblico»
A un'altra magia, quella della
letteratura, si richiama invece il
professor Roberto Vecchioni: il suo
ultimo nato s'intitola Le donne, i
cavalier, l'arme, gli amori. Ma la
citazione dell'Ariosto non vuol
essere troppo scolastica. «È vero
che nache questo disco nasce in
mezzo a tanta letteratura, ma tutto è
condito sempre con una buona dose
di ironia, un'ironia che dal passato
rimbalza sulle illusioni e le speranze
del presente».
Roberto aveva approfittato delle
ferie per avviare il tour, ma in Sicilia
il cuore ha dato segnali allarmanti,
obbligandolo a un immediato stop.
Anche Ivano Fossati, dopo le
soddisfazioni colte das La pianta del
tè, sta per sfornare Discanto. «Il mio
ultimo lavoro», dice il cantautore
genovese «vuol essere un atto di
affetto e di stima verso la gente del
Mediterraneo. Nel più totale
rispetto per le altre espressioni
musicali. Ma bisogna pure essere
coscienti di appartenere a un angolo
preciso della Terra e amarlo». Ed è
un altro lupo di mare, che si prepara
a ibarcarsi nell'immancabile tour,
previsto da novembre.
Francesco De Gregori con il palco
aveva un conto in sospeso.
Nonostante lo storico tour con Dalla
di Banana Republic avesse
aumentato sensibilmente la sua
popolarità, lui non aveva mai dato
troppo peso ai dischi che
documentano l'attività live. Ed
eccolo rimediare con ben tre Lp
(Catcher in the Sky, Niente da
capire, Musica leggera), che
contengono un'intera carriera
registrata tra la sua gente. I tre
album sono acquistabili anche
separatamente: il che rende forse più
difficile a tutti e tre di arrivare molto
in alto nelle classifiche. «Forse è
vero», risponde Francesco, «ma è
anche l'unico modo per piazzarne
tre. Un vero record!»
Tutti dunque scherzano sulla grande
abbuffata d'autunno nessuno aveva
previsto tante coincidenze, ma gara
certo non c'è... Alcuni sono fuggiti in
vacanza senza neppure decidere i
dettagli del lancio.

Il sempre misterioso ma
attesissimo Lucio Battisti pare non
abbia ancora trovato il titolo.
Nessuna apparizione pubblica,
ma l'album è pronto: con i testi di
Pasquale Panella, lo stesso
bizzarro poeta che aveva firmato
con lui Don Giovanni e
L'apparenza.

Anche De André, a sei anni dal
successo di Creuza de Ma, ha
pronte 8 canzoni limate fino
all'ossessione con il suo fedele
collaboratore Mauro Pagani. Ma
ancora tentenna, sia per il titolo, sia
per il tour. Fabrizio fa sempre così:
«Se propio ci saranno richieste...
Ma siete sicuri che la gente ha voglia
di venirmi a sentire...». Gli piace
farsi un po' pregare, gli dà coraggio.
Quanto a Dalla, il tour lo farà
senz'altro, ma coi suoi tempi. Ora se
ne sta in barca a dimenticare le
fatiche della registrazione del nuovo
Lp, Cambio. Poi è impegnato
nell'annunciato progetto con il
tenore Pavarotti. «Il disco esce
subito e i concerti li farò a febbraio.
Quanto all'ammucchiata, mi sembra
proprio una bella festa. Spero che
vivacizzi il mercato. E mi auguro che
ci siano proprio tutti. La cosa più
imbecille mi sembra quella di
preoccuparsi di uscire da soli. Non
ti pare?».
P.D.