MADREPENNUTA

ARTICOLI DELLA STAMPA

INTRODUZIONE
Questo articolo è tratto dal noto mensile "Epoca", del
14 ottobre 1992, quasi contemporaneamente all'uscita
dell'album "Cosa succederà alla ragazza". In quel
periodo l'immagine di Lucio era già da tempo
"sbiadita", soprattutto per i più giovanissimi, che
avevano in mente soltanto la figura di un ragazzo
riccioluto, visto in vecchie foto o in ormai datate
apparizioni televisive in bianco e nero. Viene detto che
l'immagine di un personaggio "desaparecido" come
Lucio verrà con il trascorrere del tempo sbiadendo
sempre di più... e che le nuove generazioni non si
ricorderanno più di lui.
Tutto ciò non è assolutamente vero, Cari Amici!!!...
Anzi, prima di presentarvi il lungo articolo scritto da
Aldo Vitali, vorrei ribadire che Lucio è stato sempre un
personaggio esemplare, un artista completo, insomma
un esempio di semplicità per tutti noi che spesso,
inconsciamente risultiamo altezzosi. Lucio non è
scomparso con il divorzio artistico da Mogol, ma, al
contrario di quanto si possa immaginare, è rinato una
seconda volta, prima con la breve e transitoria
collaborazione con sua moglie (Velezia) e poi con
quella del geniale poeta Pasquale Panella.
Con ciò non voglio assolutamente sminuire la figura di
Giulio "Mogol" Rapetti, ci mancherebbe altro!!! Voglio
soltanto dire che Lucio Battisti è stato e sarà
eternamente un compositore geniale, divino,
inesauribilmente sincero.
Giovanni Lombardo

 

Con chi abita? Dove? Come passa
le sue giornate?
Perché è ingrassato tanto? E
soprattutto: perché da
vent'anni si ostina a non farsi
vedere? Mentre esce
il suo ultimo disco, incontro
ravvicinatissimo con un
cantante dai molti misteri.

Esce un nuovo disco, ma il cantante non si vede. Siamo vicini al ventennale della scomparsa di Lucio
Battisti dalla vita pubblica, eppure la gente non l'ha dimenticato: Cosa succederà alla ragazza, il nuovo
album uscito il 25 settembre, prima ancora di arrivare nei negozi era già stato prenotato da duecentomila italiani. Segno che nonostante le stroncature dei critici (che hanno addirittura parlato di turlupinatura) e la latitanza del suo autore il disco funziona. E se non è svanito il suo talento, non è svanito neppure lui: Battisti esiste, e seppure lontano dai riflettori conduce tranquillamente una sua vita. Che qui vi raccontiamo.

L'EREMITA DI BRIANZA

Battisti ha due case, una a Roma e l'altra al Dosso di Coroldo, nel
comune di Molteno, non lontano da Como. La prima è un
appartamento in un anonimo condominio lontano dal centro,
l'altra è una bella villa costruita vent'anni fa, che confina con la
tenuta dell'ex amico Mogol. Tra le cause della loro rottura, oltre a
fatti squisitamente artistici anche banali questioni di confini e di
tombini di scarico. Oggi i due non si possono vedere, ma - chissà
- non è escluso che si spiino l'un l'altro. La villa del Dosso è
grande, circondata da una vasto giardino e arredata in maniera
sobria. Nel soggiorno un grande televisore, nessuna traccia di
impianto stereo e tantomeno di dischi, e alle pareti riproduzioni di
celebri quadri dei maestri della pop-art, Warhol, Oldenburg,
Lichtenstein. Del giardino si occupa personalmente Battisti, che
non ama avere estranei tra i piedi e men che meno stipendiati.
Invece di pagare un giardiniere si è comperato un piccolo trattore
per i lavori più pesanti. In garage ha un fuoristrada, per le gite in
campagna.

L'IMPIEGATO

Battisti va a letto presto, la sera, ma nonostante ciò la sua
giornata comincia a mattina inoltrata. Gli piace dormire, ma è
l'unico sfizio che si concede, perché il suo metodo di lavoro si
sintetizza in un motto: il vero artista è un impiegato. Perciò lavora
sei ore al giorno, dal lunedì al venerdì. Week-end libero, invece,
come un bancario qualsiasi. In casa ha uno studio di registrazione
attrezzatissimo, da cui escono provini che sono canzoni quasi
pronte, ma le otto che pubblica ogni due anni non sono che una
minima parte di quelle che ha scritto. Tra le sue fobie c'è quella di
venir derubato della propria musica. Così ogni volta che esce di
casa si porta dietro i nastri realizzati, compresi quelli con gli scarti,
chiusi in un inelegante borsello da cui non si separa mai. Quanto al
metodo di lavoro, non esiste una regola fissa: per "Don Giovanni",
il disco del 1986, ha scritto prima le musiche e poi ha chiesto al
suo paroliere Pasquale Panella di adattarvi i testi. Sistema
capovolto per "La sposa occidentale", il disco del '90, dove le
musiche sono state adattate a testi già esistenti.

C.S.A.R.
Quattro lettere scarabocchiate su un foglietto senza troppa cura.
Sono le iniziali del titolo del nuovo album e il foglietto è diventato
pari pari la copertina del disco. I discografici non possono far
altro che accettare, perché il contratto-capestro che li lega a
Battisti impone che l'autore abbia l'assoluto controllo di ogni
dettaglio. Clausole da fantascienza, per il mondo della musica
degli anni Novanta: divieto assoluto per la Sony-Columbia di fare
qualsiasi forma di pubblicità all'album, pubblicazione delle canzoni
senza alcuna audizione precedente, nessuna voce in capitolo sulla
copertina. Non solo, ma l'eventuale disegno sulla busta non può
essere ridotto in proporzione per adeguarlo alle diverse
dimensioni di compact e cassetta. Se non ci sta tutto, ci si limiterà
a pubblicarne un dettaglio: perché la realtà, sostiene Battisti, è una
sola e non può essere alterata. Quanto a interviste e fotografie,
nemmeno parlarne. Il tutto costa alla multinazionale giapponese -
escluse le spese di registrazione - circa un miliardo di ingaggio, al
netto di diritti d'autore e percentuali (altissime) di vendita. Fatti i
conti, in tasca al signor Battisti tra vecchi pezzi e nuovi ingaggi
piovono ogni anno quasi circa cinque miliardi. Ultima stranezza:
questo accordo vale per un solo disco alla volta, perché Lucio
vuole sempre avere la possibilità di scappar via.

LA FAMIGLIA
Battisti ha 49 anni, è sposato dal 1976 con Grazia Letizia
Veronese, ex segretaria del Clan di Celentano, e ha un figlio di
vent'anni, Luca. I discografici non vedono di buon occhio donna
Letizia perché pur a digiuno di questioni contrattuali vuol metter
bocca in ogni decisione del marito (che dopo aver licenziato il
manager tratta direttamente in prima persona e sempre
accompagnato dalla moglie). I coniugi Battisti vanno
d'accordissimo da più di vent'anni, ma vederli insieme non fa un
grande effetto: due figure grassottelle, vestite senza troppa cura,
raramente sorridenti. Lei sa far bene da mangiare e in particolare
è specializzata in piatti della cucina romanesca, di cui il marito è
ghiotto. Luca è un ragazzo timidissimo e introverso, che ha
studiato a lungo a Londra, tanto da parlar meglio l'inglese
dell'italiano. Recentemente è tornato in Italia per frequentare
l'università, una rivincita per mamma e papà che hanno sempre
avuto un po' il complesso per i loro studi non regolari.

IL TEMPO LIBERO
Anche i passatempi, per Battisti richiedono impegno e studio e da
prodigio autodidatta è in grado di imparare sui manuali persino le
tecniche del windsurf. Ma molte passioni, compresa questa, sono
momentanee. Resistono nel tempo quella per il giardinaggio e
l'altra, importantissimo, per la pittura: le copertine degli ultimi
quattro dischi sono opera sua. Sebbene privo di una cultura
sofisticata, ama molto la lettura e fra gli autori preferiti c'è Ezra
Pound, il che sembrerebbe una conferma delle presutne simpatie
destrorse di cui si vocifera. In realtà la politica non rientra nei suoi
interessi. Passa molte sere in casa (rarissime le uscite coi pochi
amici) e non disdegna di guardare la tivù. Segue le manifestazioni
canore come Sanremo divertendosi a commentare
sarcasticamente le performance dei colleghi. Ammira moltissimo
De Gregori, di cui apprezza in particolare il modo di cantare,
mentre sulla lista nera ci sono Baglioni, Fossati e Battiato.
Ma se decide di ascoltare qualche disco, mette sul piatto solo
musica classica. In televisione capita spesso di rivederlo nelle
"Schegge" di Rai3: la cosa lo diverte, perché gode del fatto che la
Rai sia costretta a buttarsi su materiale di oltre vent'anni fa.
Quanto ai giornali, niente più che un'occhiata distratta, anche
perché non ha grande stima per chi li fa: sostiene che i giornalisti
sfruttano il lavoro altrui.

IL SILENZIO È D'ORO
Bizzarro, scontroso, presuntuoso, intelligentissimo, pungente.
Battisti ha una personalità spiccatissima e un modo di pensare
spesso intransigente. Magari non in pubblico, però parlare gli
piace: a raffica, con la sua voce acuta caratterizzata da una forte
cadenza ciociara, chiedendo all'interlocutore solo silenzi e
approvazioni alle sue tirate sul significato dell'arte. Individualista
radicale, spiega il suo isolamento con la necessità di separare
l'uomo, imperfetto, dall'artista, che dev'essere infallibile.
Considera l'arte una scienza esatta che deve rifuggire
dall'improvvisazione e considera ingenuo chi cerca contenuti nelle
sue canzoni, negando che siano complicate e da interpretare. Se il
pubblico non capisce, si rivolga pure altrove. Un atteggiamento
aristocratico, questo, che lo porta a rifiutare le proposte
miliardarie di promoter e reti televisive (combattendo con la sua
proverbiale avarizia), a detestare chi gli chiede un autografo o chi,
come i fotografi, va a caccia di ue immagini che sul mercato
hanno un valore altissimo. Ma dietro questo isolamento c'è anche
qualcosa di più semplice: una certa ritrosia a mostrarsi adesso, a
quasi cinquant'anni, con la pancia da commendatore. E così la
scelta di ritirarsi, nata per un calcolo di marketing, poco a poco è
diventata un gabbia. Prigioniero del mondo, appunto.
Aldo Vitali