MADREPENNUTA

ARTICOLI DELLA STAMPA

 

C.S.A.R. IL NUOVO BATTISTI

FRATELLO VIRTUALE

Il disco di Battisti, per volere dello stesso
artista, non è incluso tra le emissioni
promozionali che le case discografiche (in
questo caso la... Sony!) inviano alle redazioni.
Che i giornalisti se lo comprino, se sono
davvero interessati! Che problema c'è? Pronti:
22000, versione cassetta. Per così poco.
Siamo sinceramente interessati. Vediamo un
po'...

Primo pezzo, prima nota: la carovana di
sequencers si mette in moto. Si fermerà
sull'ultimo battito dell'ultimo pezzo. In
primissimo piano le percussioni; sulle sue
solite frequenze, la voce di Lucio. Tappeti di
tastiere, distesi, senza sincopi. chitarrina qui e
là. Gli assoli sono snobberie per oragano, un
dito solo. Ricorda Pet Shop Boys. E certi
patterns di Soul II Soul.

E' una confezione automatica: una musica che
non si stanca, un'alea infinita, una spirale di
Escher, in su e in giù. Un jukebox psichico:
non c'è età in queste canzoni. Invece il timbro
vocale di Battisti - cinquant'anni il prossimo
marzo - è lo stesso del '72. Non si è incupito
invecchiando, come capita ai cantanti. Ha
mantenuto il carattere argentino, strozzato, lo
spettro limitato e guizzante. Si è scollato dalla
dimensione anagrafica dell'autore.

Sganci. La sua musica è fatta di sganci: di senso, d'intenzione, di spazio-tempo, di direzione.
Lui si è sganciato dal mondo dello spettacolo, rifiutandosi di considerarlo reale. Se n'è andato
a vivere da qualche parte, campagna della Sabina, Londra. Ha affamato la curiosità fino alla
morte per astinenza. Battisti era più famoso dei Beatles, di Agnelli, Occhetto, Nanni
Moretti, il giudice Di Pietro. Era non rappresentava. Un dio.



Ha mollato tutto. Ora è culto per revanscisti, per fans del fatal cavallo sixties/seventies, per
archeologi della canzone italiana, ideologi del beat, esegeti del pop. Per gli italiani Battisti è il
passato, con Mina, la luna, i capelloni. La sua sopravvivenza artistica stona. L'Assenza e il
suo falso. E già, ma quale Battisti? Una specie di imprevedibile permanenza, una scoria della
storia ( in parole panelliane), un'evoluzione alterata, accelerata, impercettibilmente impazzita
del Battisti-pensiero classico.



Oggi vagola nel vuoto della fantasia (le nuove canzoni propongono scarsi indizi, tra cumuli di
tranelli). Ipnotizzati dalle schegge televisive, immaginiamo Lucio com'era, giacchetta, fularino,
pullover di lana caprina. Come un morto? Beh, no. Qui l'eroe sembra vivo e spedisce
comunicazioni moderne dalla sua privata dimensione parallela. Separazione come purezza;
C.S.A.R.è dominato dal sentimento puro. Le canzoni sono ambientate ieri, sabato scorso nel
pomeriggio, stanno tra noi. Lucio è la prima voce virtuale della musica italiana. C'è ma non si
vede. Lui vede. Osserva; canta dagli altoparlanti di un supermercato (e all'epoca fece -
conscio - del postmodernariato ante litteram...). Nuota nel mare delle immagini essendo
non-immagine (le copertine bianche dei suoi dischi-lenzuoli, graffiati da mano medianica).
Promette risvolti impensabili per il futuro: la voce del pentimento, del ritorno etereo. Poesia.
Labirinti.



Impariamo a decifrare. La sua sintonia con Panella si sta perfezionando, raggiungendo
risultati stimolanti, affascinanti. IL gioco di Battisti si fa più interessante di disco in disco. Se
è più grande di noi, pazienza. Finiremo su un binario morto e lui sfreccerà accanto in intercity.
Non che ci abbia mai dato confidenza.



Questo disco è un raccordo anulare. Battisti è in movimento, gira intorno alla città. Prime
ombre della sera. Guarda, curioso. Nell'anonimato riscende verso Roma. Quant'è cambiata la
città? Che brividi dà, adesso? Disco-circonvallazione di parole, uno svincolo tra discorsi, esci,
entra, riesci. In italiano sonoro. Il voyeur immagazzina nuove immagini. Viaggia per le grandi
direttrici nell'ora di punta. Al semaforo spia dall'automobile; in metropolitana rispolvera
trigonometrie di riflesso nel vetro, in cerca di occhi alessandrini (cosa sperimentata da tutti, al
ritorno da scuola, innamorandoci ad ogni fermata). Sempre attratto dall'età magica: la
giovinezza consapevole.
Specchi. Mantra. Eliche. Inseguimenti & istruzioni per l'uso. Blob. Pomeriggi sotto un cielo
professionale in un tempo inaffidabile (vengono giù gelati e rane) in un nuoovo centro
commerciale della periferia, vetrine di negozi semifestivi (tra chi entra e chi esce c'è uno
scambio di temperature). Gruppetti di ragazze, (fantastiche) intenzioni, frammenti di discorsi.
Battisti non fa morale (la parola chiave è : rosmarino); racconta storie (il senso di tutto è:
fidanzamento).



Perciò: nonsense, parole a profumo, associazioni, flussi e traffico, ritmatissime alluvioni
verbali. Visioni cinematografiche da abbinare: Un'Altra Vita / Mazzacurati, Crack di Base, La
Corsa dell'Innocente (la parte romana) di Carlei. Il personaggio è quasi sempre Lei. Gira per
la città, nell'immediato sobborgo, giovane nei suoi vent'anni, lavora, ama, vive confusa nella
folla, con il suo mondo a parte. Una tra le tante, simulacro-sogno-transfert-doppio. La sera lei
ha un appuntamento. Qualcosa sta per cambiare. Quella sottile eccitazione. In un'altra
canzone ci sono le ombre di bambini con relative dolcezze, amarezze, promesse. Eccetera
eccetera.
Un disco-shock. Un sussulto. A sole 22000 lire. Un affare.