MADREPENNUTA

Durante il Cantagiro Lucio rilascia a Marcello D'Antoni per "Sogno", un'intervista.
INTERVISTA POLEMICA CON LUCIO BATTISTI
«... Canto i motivi che mi piacciono, l'opinione del pubblico non m'interessa»

Lucio è un ragazzo che sta ottenendo un successo clamoroso, senza precedenti, al Cantagiro (e non solo). È un giovane
"selvaggio che cerca il contatto con il pubblico solo per trasmettere qualcosa di suo a chi lo ascolta. Se fallisce non gli importa,
sa di valere.

Dal Cantagiro, 13 luglio 1969 - Guardarlo lo si sarebbe detto un abissino. I capelli crespi, foltissimi, gli occhi nocciola scuro (di quelli che ispirano fiducia e tenerezza), una carnagione ambrata. Il direttore artistico di un nota casa discografica stava ascoltando alcuni motivi fra i quali scegliere il nuovo successo di un complesso affermato. E l'«abissino» continuava a dimenarsi, scuoteva la testa, assentiva, dispensava consigli. Improvvisamente il direttore artistico si avvicinò e disse: «Ma lei chi è, scusi?» «L'autore, perché?» «Allora, visto che è così bravo nel dar consigli a tutti, se la canti lei la sua composizione»
L'«abissino» non se lo fece ripetere due volte e, agguantando una chitarra, salì sul palcoscenico. La sua voce era calda, roca, espressiva. Pochi giorni dopo il nome di Lucio Battisti abbandonava il posto quasi invisibile riservato sui dischi agli autori per essere messo in copertina, con tanto di fotografica. Da allora il suo successo come cantante è andato via via aumentando. E il Cantagiro lo sta confermando un cantante di sicuro avvenire. Il trionfo di Battisti alla manifestazione di Radaelli, dove si è presentato con "Acqua azzurra, acqua chiara", non ha però montato la testa al simpatico cantante-compositore di Poggio
Bustone. Non assume atteggiamenti da divo, lo si può avvicinare senza difficoltà, risponde con sincerità alle domande. Come nasce una tua composizione? È frutto di lunghe ricerche o ti capita così di colpo, come una folgorazione?
«Né l'uno né l'altro. Mi metto in un luogo appartato e comincio a strimpellare qualche motivo. Può darsi che non succeda nulla per ore e ore. Per giornate intere. Poi, improvvisamente, sento nascere dentro di me una voce. E il gioco è fatto. Certo poi bisogna provarla e riprovarla, ritoccarla, sviluppare il tema di base. Ma una volta che il motivo principale è trovato il resto è solo mestiere».
Da questo mestiere sono uscite canzoni come 29 settembre, Balla Linda, Un'avventura, La farfalla impazzita, Nel cuore, nell'anima, Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto, per non citare che le le più famose. Dicono che Lucio imita la musica folk nordamericana.

«Non è vero che io imiti questo tipo di musica. Il fatto è che preferisco quel tipo di «sound» e quindi è logico che ne subisca l'influenza.»

Il cantante che preferisce di più è naturalmente Bob Dylan, anche se recentemente lo ha deluso.

«Bob ha tradito molte persone che credevano in lui. Si è arricchito cantando la miseria della povera gente, si è arricchito cantando la protesta».

Ma l'influenza che Bob ha avuto su Lucio non è scomparsa. Basta vedere i suoi capelli e il suo modo di vestire.

«Non è solo questo. Questo è solo un aspetto esteriore, di poca importanza. Quello che conta è l'influenza che Bob e la sua musica hanno esercitato sulla mia personalità. E tutto questo non può finire solo perché Bob è cambiato»

Lucio è convinto che un cantante non debba necessariamente avere una bella voce (vedi Bob Dylan).

«L'importante è comunicare con il pubblico. Il resto conta molto poco. Il guaio è che in Italia ci sono ancora troppi cantanti alla Claudio Villa»

Quindi il pubblico deve ricevere qualcosa dal cantante, ascoltare un messaggio?

«Il pubblico deve ricevere un messaggio, ma non è detto che questo debba essere di protesta. Anche ascoltare per alcuni minuti delle parole allegre e un motivo orecchiabile può essere un messaggio. Anche riuscire per alcuni minuti a divertire il pubblico può essere un messaggio. L'importante è sapere che noi non dobbiamo niente al pubblico e il pubblico non deve niente a noi. Io ad esempio presento una canozne, un messaggio. Se al pubblico piace bene, altrimenti... bene lo stesso».


Eppure durante il Cantagirom mentre era al tavolo di un ristorante insieme a Mal dei primitives, lucio si è rivolto a dei giovanissimi fan che richiedevano autografi soltanto al cantante gallese dicendo: «E io chi sono?», quasi fosse seccato che gli ammiratori avessero preso di mira solo Mal, e non sentissero il bisogno di ringraziare anche lui. Come dire che si aspetta va qualcosa da loro.

«Ma io sono costretto a recitare la parte del personaggio. il mio mestiere che coinvolge numerosi interessi. È giusto che anch'io
stia al gioco»

Forse anche Bob Dylan è cambiato per stare al gioco.


«È probabile. Ma io spero sempre di non cambiare, di restare con le mie convinzioni, di credere nelle mie idee».


Una cosa molto difficile quando si accetta di partecipare ad una competizione come il Cantagiro, anche se questa si sta risolvendo in un trionfo.

«Anche questo è vero; ma quando torno a Milano, conduco l'esistenza che dico io. Faccio solo le cose in cui credo».

Ed è vero. A Milano resta rintanato nel suo appartamento durante tutto il giorno. Quado c'è il sole è impossibile vedere in giro Lucio Battisti. È come un animale notturno. Esce di casa alla notte, verso le ore piccole del mattino, e si infila nei locali notturni.
A quell'ora ci sono soltanto i clienti abituali, quelli che si conoscono da anni, gente particolare che ha il proprio modo di parlare, di gesticolare, che usano le stesse espressioni. Allora si può ascoltare la musica, che non è più assordante, si può chiaccierare tranquillamente e ci si può ancora illudere di essere riusciti a sfuggire al gioco. Un'illusione che finisce al sorgere del sole e che Lucio cerca di perpetuare restando tappato in casa, tentando le corde della sua chitarra alla ricerca di motivi nuovi. Lucio Battisti: un ragazzo sincero, onesto. Ma è molto difficile sottrarsi a un gioco che coinvolge tutti: cantanti, autori, musicisti e discografici. La poesia e le leggi di mercato non sono mai andate d'accordo.